Cristiana è un’instancabile esploratrice dell’animo umano che, dopo oltre trent’anni trascorsi tra la comunicazione strategica e la crescita personale, ha trovato nell’arte un nuovo linguaggio espressivo. Il suo percorso artistico, avviato attivamente nel 2021, nasce dall’esigenza di superare i limiti della parola per immergersi nella dimensione visiva e simbolica della psiche umana. Le sue radici affondano in una famiglia di artisti: dal bisnonno Aristodemo Giacchetti, affreschista del centro Italia, ha ereditato la dedizione per l’arte, mentre il suocero Gualtiero Mocenni, artista italo-istriano, le ha insegnato il coraggio di sperimentare e superare i propri limiti. Dopo un lungo viaggio interiore e creativo, dal 2023 ha iniziato a esporre le sue opere in mostre italiane e internazionali, rendendo visibile una produzione artistica intensa e intima. Nel 2024 ha avviato collaborazioni con prestigiose gallerie internazionali, tra cui Galerie Hellingkeit di Monaco, Pice Gallery in Portogallo e Saint Louis Art Gallery di Wantage, nel Regno Unito. Nello stesso anno ha ricevuto importanti riconoscimenti, vincendo con l’opera Renaissance il primo premio “GM Mostre” durante la collettiva allo Spazio 57 di Napoli. Inoltre, è stata selezionata dal Centro Sino-Italiano di Design per rappresentare l’Italia nel mercato cinese con la mostra online Alchimie dell’Anima. Parallelamente alla pittura, Cristiana si dedica anche alla scrittura. Dal 2023 ha visto pubblicati alcuni suoi componimenti poetici da case editrici come Sensoinverso, Family Edizioni e Aletti Editore. Nell’ottobre del 2024 ha pubblicato il suo primo romanzo, Tre giri di Biska, un’alcolica filosofia d’amore, edito da Pab Editore, per il quale ha curato anche la copertina, realizzando un dipinto originale. Il libro è attualmente in tour di presentazione. Affascinata dagli abissi dell’inconscio, Cristiana concepisce l’arte come un dialogo profondo con la psiche. Il cuore della sua ricerca è l’Anima, intesa nella tradizione antica e nella psicologia del profondo come il nucleo più autentico dell’essere umano. Le sue opere, caratterizzate da spesse applicazioni di vernice e forme quasi scultoree, nascono da un gesto ancestrale e istintivo, capace di tradurre in immagini il linguaggio interiore. Tre parole chiave definiscono la sua poetica: liricità, primordialità, pareidolicità. I suoi dipinti non sono solo espressioni personali, ma specchi nei quali l’osservatore può riconoscere frammenti del proprio inconscio. Seguendo il concetto filosofico di Plotino, secondo cui lo sguardo spirituale coglie l’essenza oltre l’apparenza, Cristiana invita chi osserva le sue opere a esplorare la propria interiorità, dando vita a un dialogo tra arte e anima, tra creatore e spettatore.
Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è un atto di resa, un arrendermi a chi sono e un dissolvere chi penso di essere. Per questo le mie opere esprimono la dimensione della lotta, una lotta interiore tra queste due realtà, quella che non si vuole arrendere per mantenere un controllo e la parte più autentica di me determinata a emergere, quella che gli antichi chiamavano Anima, la me senza maschere.
C’è stato un momento in cui hai capito che l’arte era il mezzo giusto per esplorare il tuo inconscio?
Io ho iniziato a dipingere durante la pandemia per dare forma a un disagio e allo stesso tempo per scoprire me stessa. Quindi l’arte si è rivelata da subito un dialogare con il mio lato oscuro, un dare forma a ciò che erroneamente definivo “disagio”. Più dipingevo più quella apparente “bruttezza” diventava “bellezza” sotto forma di opera. Ecco che l’arte è una terapia della forma. È stato liberatorio e mi ha aiutato a comprendere quanta bellezza c’è in realtà in ciò che giudichiamo un disagio. Uno stato emotivo che per l’artista è fonte di ispirazione, che ti porta a discendere nelle tue grotte interiori per ascendere con un’opera d’arte. In questo senso, il dipinto non è altro che una sublimazione di una patologia artistica, proprio come la perla è la malattia della conchiglia. E dato che io seguo la natura ancestrale del gesto, non so mai cosa dipingerò prima, la forma per me è pura scoperta che si deforma per poi ricompattarsi in qualcosa di nuovo che scopro solo alla fine. In quel preciso momento vedo un’istantanea del mio viaggio onirico. Dunque l’opera per me è il risultato di un atto di fede nell’immagine che si realizza, nel dono che verrà a galla dalle acque oceaniche dell’Anima.
Il tuo bisnonno e tuo suocero sono stati figure importanti nel tuo percorso. C’è un insegnamento o un ricordo che ha influenzato la tua visione artistica?
Entrambi sono due figure fondamentali nel mio essere artista e dunque nel modo in cui mi pongo nella relazione con l’arte. Da una parte il mio bisnonno Aristodemo Giacchetti, affreschista del centro Italia, è tuttora una figura creativamente molto presente e, anche se non l’ho mai conosciuto direttamente, vivono in me narrazioni suggestive su di lui fatte di profonda passione e amore per l’arte. Lui rappresenta una gemma preziosa nella genetica della mia Anima artistica. Altrettanto importante è mio suocero, Gualtiero Mocenni, pittore e scultore istriano, che ha da poco compiuto 90 anni, festeggiando con una retrospettiva sui suoi 70 anni di carriera. Anche se non mi ha mai formato, in oltre vent’anni, lui è stato un modello che ha tracciato la mia rotta, in quanto da lui ho imparato il coraggio di sperimentare e di offrirmi all’arte. Quindi posso dire di non aver ricevuto un’educazione artistica ma di aver avuto una forte ispirazione in tal senso. Infatti entrambe queste figure hanno risvegliato in me lo spirito dell’artista che per molti anni ha scalpitato per esistere e che poi ha trovato una sua forma nella realtà.
Nei tuoi dipinti usi vernice spessa per creare forme quasi scultoree. Come scegli i materiali e le tecniche per esprimere quello che senti?
Le mie opere raccontano un viaggio di scoperta, un’esplorazione nei miei mondi interiori e in conseguenza non decido prima quali materiali o tecniche utilizzare, dato che non so quale sarà il risultato di questa ricerca. Quello che so in partenza è che l’opera racconterà una tensione, la quale nella maggior parte dei casi si concretizza in una forte matericità dell’opera, come se l’immagine, che si va componendo, volesse emergere dalla tela, acquistando forme quasi scultoree.
L’opera Renaissance ti ha fatto vincere un premio nel 2024. Cosa rappresenta per te questo lavoro?
Come dice il titolo stesso, una rinascita. Venivo da un periodo molto intenso in cui mi ero confrontata con prove molte complesse. Dunque, come artista, vincere quel premio e, nella motivazione della giuria, essere anche paragonata allo stile dell’arte di Burri, ha rappresentato un segno favorevole dell’Universo che mi ha motivato ancora di più.
Hai pubblicato un romanzo e ne hai curato la copertina. In che modo la tua pittura e la scrittura si influenzano tra loro?
Direi che il processo, se di processo vogliamo parlare, è il medesimo. In entrambi i casi seguo il flusso. Così come nella pittura la rivelazione della forma avviene al termine, allo stesso modo nella scrittura la trama si manifesta alla fine. Inoltre sia le mie opere che il mio romanzo sono degli specchi attraverso cui l’osservatore o il lettore riflette immagini di sé stesso, rivelando in questo modo delle dimensioni della sua natura che le erano oscure e dunque ignote.
Hai parlato di pareidolicità nelle tue opere. Quanto è importante per te l’interpretazione dell’osservatore?
Il tema della pareidolicità è un elemento chiave della mia arte e si traduce in quel fenomeno del subconscio in base al quale la mente tende a ricreare una forma per effetto di illusioni ottiche. Non l’ho deciso intenzionalmente, ma a un certo punto, realizzando le mie opere, mi sono resa conto che lo spettatore vedeva in esse delle forme sempre diverse, non necessariamente le stesse nella medesima opera. Questo dipende da persona a persona e da momento a momento. Alcune immagini sono romantiche, altre sono brutali, altre ancora sono spaventose. Forme che suscitano emozioni e che conducono lo spettatore a specchiarsi per l’appunto nell’immagine in cui io stessa rifletto il mio mondo interiore. In termini di mia missione artistica questa “relazione” di scoperta è essenziale, in quanto le mie opere diventano un ponte per connettersi alla psiche di ogni essere umano e allo stesso tempo un nutrimento per l’Anima dell’individuo, la quale vuole manifestarsi attraverso il dipinto. In qualche modo quindi i dipinti che realizzo sono dei messaggi dell’Anima di chi li contempla. In conseguenza non sono interessata all’interpretazione dell’osservatore, ma piuttosto a sollecitare un dialogo visivo con lo spettatore, a condurlo in un viaggio emotivamente intenso, fatto di meraviglia e stupore e, se necessario, anche di disagio. Non importa che la reazione sia bella o brutta, quello che mi interessa è la dimensione dell’intensità e dell’intimità emotiva di chi osserva.
Ora le tue opere sono esposte in diverse gallerie internazionali. Come vivi questa esperienza e come pensi venga percepito il tuo linguaggio artistico fuori dall’Italia?
Ovviamente sono molto grata dell’attenzione che la mia arte sta ricevendo soprattutto a livello internazionale, in quanto all’estero sono meno legati alla forma fisica dell’opera e quindi più interessati all’astrattismo. Ad esempio a dicembre sono stata scelta dal Centro Sino-italiano di Design, piattaforma di interscambio culturale tra Italia e Cina, come artista italiana rappresentante per il mercato cinese con una mostra personale online, in quanto hanno valutato la mia produzione «innovativa ed esplorativa dell’arte contemporanea». Per me è stato un onore, anche se, in quanto artista, sento una forte responsabilità che va oltre l’affermazione personale, legata piuttosto al compito trasformativo che l’arte oggi può avere per la società, quella di essere una lente per osservare il mondo nella sua essenza, nella sua profonda bellezza.
Hai in mente nuove sperimentazioni o progetti futuri che vorresti realizzare?
Così tanti che non basterebbero dieci vite. Quindi lascio che sia l’Universo a guidarmi ed io sto nel flusso.
Descriviti in tre colori.
Azzurro, nero e bianco. Sono i tre colori che in un modo o nell’altro nelle mie opere ci sono sempre perché rappresentano tre colori alchemici fondamentali. Il nero della dissoluzione, il bianco della rinascita e l’azzurro che unisce il nero e il bianco e che simboleggia l’immaginazione.
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