SIMONA VENDEMIA

SIMONA VENDEMIA

Simona nasce a Bari il 16 aprile 1996. Dopo il diploma al liceo scientifico A. Scacchi, si trasferisce a Torino per studiare Giurisprudenza, città in cui vive attualmente. Pur seguendo un percorso accademico lontano dall’arte, è nel disegno che trova la sua espressione più autentica. Illustratrice autodidatta, si lascia ispirare da ogni forma d’arte: musica, cinema, videogiochi e animazione hanno plasmato il suo immaginario, dalle atmosfere oniriche di Tim Burton ai mondi evocativi di Final Fantasy e Kingdom Hearts. I suoi lavori nascono principalmente in bianco e nero, realizzati a mano, anche se di recente ha iniziato a sperimentare con il digitale e il colore. Al centro delle sue opere ci sono i “mostri gentili”, creature fragili ma empatiche, che raccontano la bellezza dell’imperfezione e la forza della sensibilità. Il suo simbolo è Ibi, il Guardiano di Ibischi, che dà il nome alla sua pagina Instagram di illustrazioni. L’ibisco, fiore della bellezza fugace, è spesso associato all’apparenza, ma nelle sue opere diventa il custode della delicatezza, dell’effimero e della gentilezza—un tema centrale nella sua visione artistica. Pur lavorando e studiando in ambiti lontani dall’arte, Simona si considera un’artista emergente, ancora all’inizio del suo viaggio creativo. Più che la notorietà, ciò che conta per lei è il messaggio che le sue illustrazioni vogliono trasmettere: offrire un rifugio, un piccolo spazio sicuro per chi le osserva.

Cos’è per te l’arte?

Non mi reputo un’esperta di settore, personalmente penso che l’arte sia tutto quello che una persona fa e/o crea con passione, che sia con la spensieratezza nel cuore o per alleviare un sentimento negativo.

Il concetto di “mostri gentili” è molto affascinante. Come è nata questa idea e cosa rappresentano per te queste creature?

È che ho potuto vedere e conoscere – se tratto dalla mia realtà o da un film, serie, videogioco, lettura che sia poco importa – che molte storture di questo mondo potrebbero essere prevenute e accolte se si sapesse dare il giusto valore e spazio alle persone e i loro sentimenti. I mostri sono la parte delle storture, sono gentili perché sanno cosa vuol dire essere trattati come tali e vorrebbero solo la dolcezza che è riservata per lo più agli aspetti positivi.

Hai iniziato con il bianco e nero e solo di recente ti sei avvicinata al digitale e al colore. Come cambia il tuo processo creativo tra questi due mondi?

Il bianco e nero è sicuramente su carta, perché “scarabocchiare” è un qualcosa che mi porto dietro fin da quando ero piccola. Ad oggi, se mi trovo ancora a seguire una lezione teorica di un corso, la mia penna e i suoi mostriciattoli finiscono sempre per impadronirsi degli appunti. A volte sono linee davvero casuali e le loro sembianze ed infine la loro storia arrivano in un secondo momento. Col colore, quelle rare volte in cui dipingo, sono sempre troppo veloce, come se pensassi sempre di utilizzare una penna o una matita e succede anche col digitale: c’è ancora poca praticità nel dettaglio ma mi sbizzarrisco di più, forse sono più istintivi o possono esserlo – oltre alla facilità, nel digitale, di cancellare e rifare senza problemi!

Le tue influenze spaziano dal cinema all’animazione, fino ai videogiochi. C’è un’opera in particolare che senti abbia segnato il tuo stile artistico?

Oh mannaggia, troppe, troppissime. Come se restassero ancorate da qualche parte in me. Per quanto io resti estasiata da certe saghe di videogiochi come il già citato Final Fantasy, o per quanto le persone a me vicine attribuiscano a certe mie creature uno stile “Timburtoniano” o la dolcezza di uno Studio Ghibli, nel mio cuore sono sempre stata innamorata del grottesco e del fantastico. Sicuramente altra grande influenza è Il labirinto del fauno di Del Toro.

Il tuo simbolo, Ibi, il Guardiano di Ibischi, ha un significato profondo legato alla delicatezza e alla gentilezza. C’è una storia dietro la sua creazione?

In realtà sì, questo nome è abbastanza recente a dir il vero, lui come personaggio risale a quando ero alle superiori, senza però il suo tratto distintivo del papillon e della tuba con l’ibisco. Era senza niente e quindi aveva le sembianze di un pupazzo di neve – in realtà, ad oggi, non è composto da neve, non so di cosa sia fatto. Era un periodo in cui mi sentivo molto sola e incompresa e disegnavo spesso questo pupazzo che si scioglieva lentamente, guardando giù da una trave di legno che sporgeva da una torre altissima. Non so perché e quando ha preso in mano il suo ruolo da Guardiano. Forse è quello che vorrei rappresentare più di tutto, il “mostro” che soffriva e adesso è la luce più forte, la guida e protettore di tutti gli altri mostri.

Nel tuo percorso artistico, ci sono stati momenti di dubbio o difficoltà? Come sei riuscita a superarli?

Questa domanda mi fa sorridere, dubbi? Spesso. Difficoltà? Altrettante. Se li ho superati è solo perché sono circondata da persone che mi fanno sentire amata e credono nei miei personaggi, nei miei sogni, in me come persona. Sono loro a ricordarmi che può valere la pena impegnarmi in questo ambito.

Il tuo approccio all’illustrazione sembra molto istintivo ed emozionale. Quando inizi un disegno, parti da un’idea precisa o lasci che l’immagine prenda forma in modo spontaneo?

A volte ho un’immagine chiara, poi non riesco mai a rappresentarlo come volevo. Anche perché molte volte desidero dar loro un tocco ben più cupo di quanto io riesca. Però alla fine hanno spesso queste sembianze un po’ dolci e buffe e quindi vince sempre la storia, ancora una volta, del “mostro gentile”. Come se la mia stessa mano mi dicesse: “non serve disegnarlo così inquietante, vuole solo essere capito, non vedi quegli occhioni?”. Altre volte è proprio spontaneo, sono linee e scarabocchi e poi prendono un corpo o un volto precisi. Il che fa ridere perché in quei casi vengono più cupi.

Hai un background accademico e lavorativo lontano dall’arte. Come riesci a bilanciare la tua passione per l’illustrazione con gli altri impegni?

Ad oggi ancora non lo bilancio, disegno da quando sono piccola, lo facevo anche per mettermi in una comfort zone alle feste in cui non conoscevo nessuno e per avvicinare qualche curioso. Il tempo lo trovo sempre per creare qualcosa di nuovo ma mi manca sicuramente una sistematicità, vado ancora troppo “a sentimento” e quindi è capitato anche che passassero mesi da un disegno ad un altro. Così come se ho la possibilità di portarmi dietro carta e penna e, come dicevo prima, mi trovo a dover seguire qualcosa di teorico, sicuramente prenderà il sopravvento il creare musetti buffi e brutti.

Qual è il messaggio più importante che speri arrivi a chi osserva le tue opere?

Il ricordarsi di essere gentili. Lo dirò fino alla fine dei tempi, è ciò a cui tengo di più. Vorrei che ci potesse essere un modo per ricordare alle persone che un ascolto più attento e genuino, una comunicazione più vera e dolce è sempre possibile, anche per spiegare ciò che ci fa star male. E per quanto “predichi” la gentilezza nei confronti dell’altro, ho estremamente a cuore che si possa prima di tutto essere gentili con sé stessi e con ciò che crediamo sia sbagliato in noi, perché non lo è e ha solo bisogno di essere abbracciato…

Se potessi collaborare con un artista, uno scrittore o un game designer per dare vita ai tuoi mostri gentili in un altro medium, chi sceglieresti?

A volte penso che le mie storie e personaggi, se solo sapessi renderli 3D, siano perfetti per un mondo videoludico. Quanto starebbero bene con i creatori del videogioco Hollow Knight? O con lo studio di Ori and the blind forest? Insomma, ne direi tanti, continuerò a sognare!

Come immagini l’evoluzione del tuo percorso artistico nei prossimi anni? Hai un sogno o un progetto che vorresti realizzare?

Vorrei essere più prolifica, anche perché comporterebbe crearmi più opportunità, farmi conoscere di più e migliorerei anche, la pratica aiuta sempre. Ho sempre tanti sogni e progetti, spero di riuscire un giorno a creare un luogo che possa dar rifugio a quelle persone che si sono sentite fuori posto a lungo come me ed esser pronta ad accoglierli con un abbraccio o con uno dei miei disegni e delle mie storie.

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *