CHARLOTTE MADELEINE CASTELLI

CHARLOTTE MADELEINE CASTELLI

Charlotte è una curatrice e stratega culturale di riferimento nel panorama artistico contemporaneo. Nata nel 1994, il suo percorso intreccia diritto, collezionismo e promozione di progetti innovativi. La sua formazione giuridica le ha permesso di comprendere le dinamiche del mercato dell’arte, mentre la sua passione l’ha portata a sviluppare iniziative significative, come il Circle of Cultured Ladies, un laboratorio di pensiero volto a valorizzare il ruolo delle donne nell’arte e nella cultura. La sua pratica curatoriale si distingue per un approccio interdisciplinare che fonde arti visive, teatro e musica, trasformando le mostre in esperienze immersive. Collabora con artisti internazionali e sviluppa percorsi espositivi innovativi, caratterizzati da narrazioni profonde e accessibili. Nel 2025 è stata nominata direttrice artistica del Future Maastricht Museum, un’istituzione che ridefinisce il rapporto tra arte, tecnologia e società. Il mare e il viaggio rappresentano per lei una metafora della sua ricerca curatoriale, basata sull’imprevedibilità e sulla continua evoluzione dell’arte. Nei prossimi mesi sarà coinvolta in eventi chiave come TEFAF Maastricht, Art Digital Dubai 2025 ed European Art Fair Maastricht, culminando con Art Basel Miami. Con una visione strategica e una sensibilità artistica innovativa, Castelli continua a trasformare ogni progetto in un’esperienza destinata a lasciare un segno nella memoria collettiva.

“L’arte è un orizzonte infinito: più lo esplori, più scopri di non aver ancora visto nulla.”

Cos’è per te l’arte?

L’arte è una forza viva, un dialogo ininterrotto tra tempo, spazio e sensibilità umana. Non è mai statica, né confinata a un oggetto o a un supporto, ma è piuttosto un’esperienza che si genera nell’incontro con lo sguardo dell’altro. Per me, l’arte è anche un atto di rivelazione: mostra ciò che è invisibile e crea spazi per il pensiero critico, l’immaginazione e l’emozione.

Come la tua formazione giuridica ha influenzato il tuo approccio alla curatela e al mercato dell’arte?

Il diritto mi ha insegnato a decifrare i sistemi, a comprendere le strutture di potere e i meccanismi economici che regolano il mercato dell’arte. La mia visione curatoriale è profondamente influenzata da questo approccio analitico: cerco di svelare le dinamiche invisibili che determinano il valore di un’opera e di ridefinire il rapporto tra artista, istituzione e pubblico. Inoltre, il mio background giuridico mi permette di affrontare con consapevolezza le questioni legate ai diritti d’autore, alla circolazione delle opere e alla tutela del patrimonio culturale.

Il tuo lavoro dissolve i confini tra arti visive, teatro e musica. Quale ritieni sia stato il progetto più rappresentativo di questa fusione?

Meraki. É nato all’improvviso, scaturito dal legame profondo tra le persone che hanno reso possibile il progetto insieme a me. Non è stata solo un’idea, ma un’esperienza condivisa, costruita con una dedizione totale. Ogni difficoltà si è trasformata in spinta creativa e possibilità di crescita. Quando finalmente la performance live ha preso vita ad Art Digital Dubai 24, con la delegazione diplomatica italiana presente, l’emozione è stata travolgente. Vedere il pubblico coinvolto, sentire la potenza del momento, ha reso chiaro che Meraki non era solo un progetto artistico, ma un frammento della nostra anima trasformato in esperienza.

Come nasce il Circle of Cultured Ladies e quali sono i suoi obiettivi futuri?

Il Circle of Cultured Ladies nasce come risposta alla necessità di uno spazio di confronto intellettuale libero, fuori dai circuiti tradizionali del sistema artistico. È una piattaforma interdisciplinare che riunisce curatrici, collezioniste, artiste e studiose per esplorare nuove forme di produzione culturale. Il nostro obiettivo è creare un network internazionale capace di incidere sulle narrazioni artistiche contemporanee, sostenendo progetti che valorizzano la ricerca e l’ibridazione tra discipline.

Nel tuo ruolo di direttrice artistica del Future Maastricht Museum, quali sfide hai affrontato nel creare un dialogo tra tradizione e innovazione?

La sfida più grande è stata decostruire l’idea di museo come luogo statico e del passato, trasformandolo in un ambiente in cui la storia incontra il futuro. Il Future Maastricht Museum non si limita a conservare opere, ma le mette in discussione, le rilegge attraverso le tecnologie immersive e il dialogo con gli artisti contemporanei: archivi storici e intelligenza artificiale hanno co-creato nuovenarrazioni visive.

Quali sono i criteri che guidano la tua selezione di artisti e collaboratori per i progetti espositivi?

Cerco artisti che abbiano una visione radicale e una ricerca autentica. Non mi interessa l’estetica fine a sé stessa, ma il potenziale trasformativo di un’opera. Prediligo collaboratori che abbiano un approccio transdisciplinare e che siano disposti a mettere in discussione le proprie certezze. Il dialogo e la sperimentazione sono fondamentali nei miei progetti.

Il mare e il viaggio sono elementi chiave della tua ricerca curatoriale. C’è un’esperienza personale che ha segnato questo legame?

Un viaggio a Mauritius ha segnato profondamente il mio modo di intendere l’arte e lo spazio espositivo. Camminando lungo la costa, ho percepito il paesaggio come una scultura naturale in costante trasformazione. Da allora, ho iniziato a pensare alle mostre come ecosistemi dinamici, in cui le opere non sono elementi isolati ma parti di un flusso.

Come immagini il ruolo della curatela artistica nei prossimi anni e quali evoluzioni prevedi nel rapporto tra arte e tecnologia?

La curatela sarà sempre più orizzontale e aperta alla collaborazione tra discipline. Non credo nel ruolo del curatore- demiurgo, ma in una figura capace di creare connessioni e attivare processi. La tecnologia offrirà strumenti straordinari per espandere l’esperienza espositiva, ma la vera sfida sarà evitare che diventi un semplice effetto scenico. Dobbiamo usare l’Al e il digitale per potenziare il pensiero critico, non per annullarlo.

Puoi anticipare qualche dettaglio sui progetti futuri a cui stai lavorando, come la tua partecipazione ad Art Basel Miami?

Diciamo che il progetto sta prendendo forma proprio adesso… come un cocktail perfettamente bilanciato, in cui ogni ingrediente va dosato con cura per ottenere il giusto effetto. Quello che posso anticipare è che sarà qualcosa di profondamente pensato per la cornice di Art Basel Miami, in perfetta sintonia con l’energia dell’evento e il suo ruolo cruciale nel panorama artistico internazionale. Ma la vera sorpresa? Ho in serbo una chicca interdisciplinare che intreccerà arti visive, performance e nuove tecnologie in un’esperienza immersiva, pensata per coinvolgere il pubblico a più livelli. E ovviamente, i miei artisti saranno il cuore pulsante di questa alchimia, pronti a sorprendere e ridefinire i confini dell’arte contemporanea. Non posso svelare troppo… ma preparatevi, perché sarà qualcosa di indimenticabile.

Qual è stata la reazione del pubblico e delle istituzioni alle tue sperimentazioni immersive con la narrazione espositiva?

All’inizio c’è stata diffidenza: alcuni critici faticavano a comprendere l’idea di una mostra che non fosse “fissata” nello spazio e nel tempo. Ma il pubblico ha reagito con entusiasmo: la partecipazione attiva genera coinvolgimento emotivo e stimola domande. Anche le istituzioni si stanno aprendo sempre più a queste forme espositive, perché rispondono a un bisogno di esperienze culturali più fluide e interattive.

Se dovessi descrivere il tuo approccio curatoriale in tre parole, quali sarebbero?

Radicale, relazionale, fluido.

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