SILVIA MENESTRINA

SILVIA MENESTRINA

Silvia nasce l’8 giugno 1986 a Bom Jardim, in Brasile, ma fin da piccolissima viene adottata da una famiglia italiana e cresce a Trento, nel nord Italia. Circondata da un ambiente ricco di cultura e creatività—un padre biofisico, una madre professoressa di lingue, una nonna ex gallerista e un nonno imprenditore—sviluppa sin da bambina una passione innata per il disegno, il suo mezzo di comunicazione più autentico. Dopo aver frequentato le scuole medie a indirizzo musicale, si iscrive all’istituto d’arte con specializzazione in architettura e arredamento. Tuttavia, il suo spirito indipendente e ribelle la porta presto a scontrarsi con il sistema scolastico, convinta che il vero talento non possa essere insegnato, ma solo affinato. Il percorso scolastico si interrompe, dando inizio a un periodo complesso della sua vita, segnato da esperienze difficili, ma anche da una costante ricerca artistica. Nonostante le difficoltà, è l’arte a restare sempre al suo fianco, trasformandosi con lei e accompagnandola nella sua evoluzione personale. Grazie all’amore di chi non ha mai smesso di credere in lei e a un periodo formativo trascorso in convento, Silvia trova nuova forza e direzione. A trent’anni si sposa e diventa madre di due figli. Nel frattempo, realizza un ambizioso progetto imprenditoriale: fonda Virtual Gaming Italia, la prima sala di realtà virtuale in Italia. Da tre anni vive a Tenerife, dove continua a sviluppare nuove idee. Qui nasce ARTWORK, uno spazio creativo che funge da negozio e collettivo artistico, offrendo opportunità gratuite agli artisti emergenti. Con questo progetto, Silvia vuole abbattere le barriere e permettere a chiunque di esprimersi attraverso l’arte, lasciando che siano l’impegno e il coraggio a fare la differenza. Da sempre sogna di tornare in Brasile per offrire un’opportunità ai bambini meno fortunati, e oggi sente di aver trovato la strada per farlo. Il suo obiettivo è creare un’associazione, un villaggio, una casa dove accogliere e supportare chi ne ha bisogno. Silvia aspira a un futuro in cui gli artisti possano unirsi, conoscersi e condividere, in cui la sua voce possa ispirare gli altri a fidarsi, a dialogare, a credere ancora nella possibilità di un mondo migliore. E mentre lavora per rendere i suoi quadri sempre più preziosi, con il sogno di finanziare i suoi progetti attraverso l’arte, continua a investire ogni momento nel costruire qualcosa di significativo. Perché, al di là di tutto, ciò che le sta più a cuore è provare, ogni giorno, nel tempo che ha, a fare la differenza.

Cos’è l’arte per te?

Per me, l’arte è l’elemento senza il quale la vita non avrebbe senso.

La tua arte è sempre stata il tuo principale mezzo di comunicazione. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che non potevi farne a meno?

Credo di averlo sempre saputo. Nei miei momenti più bui, senza l’arte sarei impazzita. Quando disegno, non c’è nient’altro che riuscirei a fare.

Hai vissuto esperienze molto diverse, dal convento alla realtà virtuale. Come hanno influenzato il tuo modo di creare?

Penso che ogni esperienza vissuta sia un bagaglio che mi servirà domani. Più riesco a riempirlo oggi, meno dovrò preoccuparmi in futuro. Voglio essere di aiuto a più persone, capendole meglio attraverso ciò che ho vissuto.

ARTWORK è uno spazio aperto a tutti gli artisti. Qual è la cosa più bella che hai visto nascere da questa condivisione?

Credo che il meglio debba ancora arrivare.

Hai detto che sogni di tornare in Brasile per aiutare i bambini meno fortunati. Su cosa stai lavorando concretamente?

Vorrei aprire diversi negozi ARTWORK in Europa, spazi in cui riunire artisti e vendere arte. Mi piacerebbe che alcuni dei miei quadri si vendessero per tanti soldi. Con questi fondi, potrei acquistare una fazenda e costruirci una casa, una scuola, uno skatepark, un laboratorio, una chiesa… un luogo sicuro per tutti quei bambini che non hanno nulla e meritano il meglio.

C’è stato un momento in cui hai pensato di smettere di disegnare? Cosa ti ha fatto riprendere in mano matita e colori?

Il pensiero di creare una casa per quei bambini mi ha sempre dato la forza di andare avanti.

Ti piacerebbe che la tua arte diventasse più riconosciuta o preferisci che rimanga un’espressione intima e personale?

Mi piacerebbe che, un giorno, gli artisti di ARTWORK potessero contribuire a realizzare questo sogno.

Qual è la lezione più importante che hai imparato dai tuoi errori e che oggi senti di poter trasmettere agli altri?

La libertà, perché non c’è possibilità migliore. Vorrei essere la prima donna nera, in vita, a esporre al Louvre. Ho commesso tantissimi errori: cercare di accontentare gli altri, apparire invece di essere, lasciar passare il tempo senza viverlo davvero, parlare senza pensare, agire per ferire. Ma alla fine, finché impari, non riesco a considerarli errori veri e propri.

Cosa significa per te “successo” nel mondo dell’arte? Raggiungere un pubblico ampio o realizzare i tuoi progetti indipendentemente dal riconoscimento?

Per me, il successo significa che la mia arte diventi un aiuto, un dono, che mi permetta di realizzare i miei sogni.

Se potessi tornare indietro nel tempo e dare un consiglio alla te stessa di 15 anni fa, cosa le diresti?

Fallo uguale.

Descriviti in tre colori.

Una sfumatura: azzurro (verde acqua, precisamente), rosa pastello e giallo.

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *