Lorenzo è un artista contemporaneo nato e cresciuto a La Spezia, in Liguria. Sin da giovane ha nutrito un forte legame con l’arte, considerandola non solo un mezzo espressivo, ma un elemento imprescindibile della sua esistenza. Pur avendo esplorato ambienti lavorativi diversi, la spinta creativa non lo ha mai abbandonato, portandolo a sviluppare un approccio artistico in continua evoluzione. La sua ricerca si concentra sull’analisi critica della società e delle realtà in cui viviamo, traducendo queste riflessioni in metafore visive capaci di stimolare l’interpretazione dello spettatore. Ogni sua opera diventa così un invito ad andare oltre l’apparenza, a immergersi gradualmente nei significati più profondi e nascosti che essa custodisce. Per Matteucci, l’arte è un’estensione dell’anima e del cuore, un’urgenza creativa che si manifesta senza schemi o vincoli, in netta contrapposizione alle rigidità e alle geometrie asettiche del mondo contemporaneo. Pur avendo sempre dipinto, è solo di recente che ha deciso di condividere il proprio universo artistico con il pubblico, offrendo non solo immagini, ma un percorso concettuale che mira a coinvolgere chi osserva. Il suo obiettivo è raggiungere persone capaci di andare oltre la superficie, scavando nel cuore dell’opera per coglierne l’essenza più autentica e profonda.
Cos’è l’arte per te?
L’arte, per me, è un’espressione spontanea e libera, svincolata da regole e tecnicismi. Ho sempre messo in secondo piano la tecnica perché credo che la vera essenza dell’arte risieda nella sua istintività, nella capacità di nascere in modo naturale e genuino. Tutto ciò che riguarda la forma è solo una cornice che incornicia qualcosa di molto più profondo e intenso. Proprio per questo motivo, mi sento spesso più attratto da opere realizzate senza troppa attenzione alla tecnica, piuttosto che da quelle estremamente precise, che rischiano di risultare fredde e prive di emozione.
Ci sono artisti o movimenti che hanno influenzato il tuo stile o il tuo modo di concepire l’arte?
È difficile parlare di una vera e propria influenza artistica, perché ogni mio incontro con il mondo dell’arte ha contribuito a formare il mio stile, la mia espressione e la mia visione. Più che subire influenze dirette, preferisco dire che ho tratto ispirazione da artisti e opere che sono riusciti a trasmettermi emozioni intense.
C’è un materiale o una tecnica che prediligi per esprimere al meglio il tuo messaggio?
Non mi sono mai legato a un unico materiale o tecnica. L’arte, per me, è un’urgenza, un impulso irrefrenabile che spesso mi porta a creare senza pensare troppo agli strumenti che sto usando. Di base dipingo su tela, ma mi considero un artista in continua sperimentazione: non voglio adagiarmi su ciò che già funziona, ma mettermi costantemente alla prova con nuove tecniche, materiali e tematiche. Ho lavorato con acrilici, oli e persino collage, lasciandomi guidare dall’ispirazione del momento.
Le tue opere hanno spesso un significato critico. Ti consideri un artista impegnato socialmente?
Pur essendo orientato alla critica e all’analisi di tematiche profonde, non mi definirei un artista socialmente attivo nel senso più tradizionale del termine. Piuttosto, osservo e rifletto su questioni sociologiche e le traduco in arte o scrittura, cercando di offrire spunti di riflessione più che prendere posizioni dirette.
Hai mai avuto difficoltà nel condividere la tua arte con il pubblico? Come vivi il rapporto tra intimità creativa ed esposizione?
Solo recentemente ho scelto di condividere completamente il mio lavoro con il pubblico. Nonostante dipinga fin da ragazzo, il rapporto con la condivisione è stato a lungo conflittuale. Forse per paura del fallimento, del giudizio altrui o, più che altro, per il timore che le mie opere non venissero comprese appieno. Avevo paura che fossero guardate con superficialità, senza coglierne la profondità. Tuttavia, ho deciso di superare questo blocco e, una volta fatto, non tornerei più indietro.
Qual è la reazione più memorabile che hai ricevuto da qualcuno che ha osservato una tua opera?
Uno dei momenti più intensi è stato vedere qualcuno restare in silenzio, quasi in estasi, davanti a un mio dipinto. Quella pausa prolungata, quello sguardo attento e indagatore, mi hanno fatto capire che l’opera stava comunicando davvero qualcosa. Ogni volta che qualcuno si sofferma sulle mie opere più di pochi secondi, sento di aver raggiunto il mio obiettivo.
Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai in mente nuove direzioni artistiche o collaborazioni?
Ho molti progetti in cantiere, e questa voglia di esplorare è ciò che mi mantiene vivo artisticamente. Sicuramente vorrei partecipare a più mostre, sia in Italia che all’estero, per ampliare il mio pubblico e, in futuro, organizzare una mostra interamente dedicata alle mie opere. Dal punto di vista creativo, ho sempre molte idee che si accavallano nella mente, ma preferisco lasciarmi guidare dall’ispirazione del momento, senza impormi schemi rigidi.
Descriviti in tre colori.
Mi rivedo nel bianco, nel nero e nel verde. Il bianco e il nero rappresentano gli opposti, la luce e l’ombra, elementi essenziali nella vita di ognuno di noi. Credo che nessuno possa esistere senza una certa dose di entrambi, e amo le infinite sfumature che questi due colori possono generare. Il verde, invece, per me è sinonimo di rinascita, primavera, vitalità. È un colore che associo sempre a sensazioni positive e che non riesco a vedere in modo negativo. Mi piace pensare che il verde dia sapore alla vita.


