Francesca nasce il 29 marzo 1982 nel cuore del bolognese, ma la vita la porta a Lecce, dove si trasferisce quattordici anni fa, guidata dall’amore e dalla voglia di scoprire nuovi orizzonti. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme, si lascia ispirare dalle tradizioni e dalle culture, italiane e internazionali. Il movimento e l’espressione corporea diventano parte integrante del suo percorso: dalle danze popolari del Sud Italia alle travolgenti danze africane, il corpo diventa un mezzo di comunicazione potente e profondo. Il suo cammino artistico prende una svolta inaspettata durante la pandemia, quando la fotografia entra nella sua vita quasi per gioco, trasformandosi presto in una vera e propria passione e, infine, in una professione. Attraverso l’obiettivo, Francesca scopre un nuovo modo di raccontare il mondo, catturando ritratti, emozioni e frammenti di storie che meritano di essere narrate. La fotografia diventa per lei molto più di un semplice mestiere: è un mezzo espressivo attraverso cui dare voce all’anima delle persone e agli istanti che altrimenti svanirebbero nel tempo. Oggi è una fotografa di eventi e content creator, sempre alla ricerca di nuove ispirazioni e prospettive. Ma ciò che davvero la appassiona è la capacità di trasformare ogni scatto in una storia unica, filtrata attraverso il suo sguardo e la sua sensibilità artistica. Ogni immagine che cattura è un frammento di vita, un’emozione cristallizzata, un racconto visivo che parla direttamente all’anima.
Cos’è la fotografia per te?
La fotografia per me è il linguaggio universale che attraversa il tempo, un ponte tra il visibile e l’invisibile. È il mezzo più potente che possediamo per comunicare, per raccontare storie senza bisogno di parole. Ogni foto ha il potere di parlare da sola, di suscitare emozioni, di fermare il tempo in un singolo istante che, pur rimanendo statico, racconta un’infinità di storie. Quando scatto, cerco sempre di creare un’immagine che faccia riflettere, che faccia parlare, che rimanga impressa.
Cosa ti ha spinto a trasferirti a Lecce e come ha influenzato il tuo percorso artistico?
Mi sono trasferita a Lecce per amore di una persona, ma questo “amore” ha portato con sé molto più di una semplice scelta geografica. Lecce ha un’energia che ha nutrito le mie passioni inaspettatamente. È una città che sa unire tradizione e innovazione, dove la bellezza dei luoghi, le luci del sud, le persone e la loro cultura hanno alimentato il mio percorso artistico. Qui ho continuato a coltivare la danza, il cucito creativo e naturalmente la fotografia. Lecce mi ha permesso di riscoprire me stessa e di scoprire nuove modalità di espressione, portando sempre più la fotografia a diventare il mio linguaggio.
In che modo la danza ha contribuito alla tua visione della fotografia?
La danza ha insegnato alla mia fotografia il concetto di movimento, anche quando non è presente fisicamente. La fotografia è statica, sì, ma credo che ogni scatto debba trasmettere un dinamismo, una sensazione di “vivere”. Quando osservo una scena, cerco sempre di cogliere quell’istante che possa sembrare “in movimento”, che trasmetta la stessa energia che sento nel ballo. La fluidità della danza mi ha insegnato a cercare il movimento invisibile, a raccontare storie che, anche attraverso un’immagine ferma, possano “muoversi” nell’anima di chi le guarda.
C’è un momento preciso in cui hai capito che la fotografia sarebbe diventata la tua professione?
Il momento in cui ho capito che la fotografia sarebbe diventata la mia professione è stato quando mi sono resa conto che non era solo una passione, ma il mio modo di comunicare con il mondo. Ho capito che attraverso la fotografia potevo raccontarmi e raccontare storie in maniera intima, diretta, senza filtri. Ogni scatto è un pezzo di me che diventa universale, è come se ogni fotografia fosse una parte di una conversazione che non finisce mai.
Quali emozioni cerchi di catturare nei tuoi ritratti?
Nei miei ritratti cerco di catturare l’essenza di un momento, l’autenticità di uno stato d’animo. Ogni persona che fotografo ha una storia unica, e la fotografia è il mezzo per rivelare quella storia in maniera delicata e rispettosa. La mia missione è portare alla luce emozioni che, spesso, rimangono nascoste dietro una facciata, emozioni che raccontano verità più profonde. È come scoprire un piccolo universo in ogni volto.
Hai un soggetto o un tema ricorrente che ami fotografare?
Gli occhi. Li trovo affascinanti, sono la finestra dell’anima, raccontano storie che a volte le parole non riescono a esprimere. Gli occhi sono il cuore di ogni ritratto, e sono sempre attratta dalla loro capacità di parlare senza dire nulla. E poi ci sono i gatti. Non posso non fotografarli, sono una “gattara” e la loro grazia, il loro mistero, sono una fonte continua di ispirazione per me. Ogni gatto racconta una storia, con i suoi movimenti eleganti e le sue espressioni enigmatiche.
Cosa rende, secondo te, una fotografia davvero unica?
Una fotografia unica nasce dai dettagli e dai colori. La luce, la composizione, la texture di un oggetto, lo spazio che circoscrive un volto, sono questi i piccoli elementi che, insieme, rendono ogni immagine speciale. La vera magia sta nel saper cogliere quei particolari che spesso passano inosservati, ma che rendono un’immagine viva, che rimane impressa nella memoria. Un contrasto, un’ombra, una sfumatura di colore possono fare tutta la differenza.
Come riesci a raccontare una storia attraverso un’immagine?
Raccontare una storia attraverso un’immagine è un atto di pura interpretazione. Io, personalmente, amo fare autoritratti perché credo che attraverso di essi posso raccontare molteplici storie, raccontare mondi interiori, emozioni complesse. Ma, a dire il vero, la bellezza della fotografia è che ogni spettatore può leggere un’immagine in modo diverso. È un gioco di connessioni, dove ogni persona può trovare la propria verità. L’immagine è come una porta che ognuno apre a modo suo.
Quali sono le sfide più grandi nel fotografare eventi e momenti spontanei?
La spontaneità è il cuore di ogni evento. Ma la sfida più grande è riuscire a catturare quell’istante senza essere invadente. Bisogna essere osservatori silenziosi, quasi invisibili, muoversi come un ninja per non interrompere il flusso naturale degli eventi. La difficoltà sta nell’anticipare il momento, nell’intuire quando una risata, uno sguardo, una lacrima stanno per accadere, e avere il tempismo giusto per fermare l’attimo senza forzarlo.
Come trovi ispirazione per i tuoi scatti?
L’ispirazione mi arriva quando meno me lo aspetto. A volte mi sveglio nel cuore della notte con l’esigenza di raccontare qualcosa, di catturare una visione che mi frulla in testa. Ma anche nella quotidianità, osservando le persone, la natura, le luci del giorno che cambiano. Ogni momento ha qualcosa da raccontare, basta fermarsi ad ascoltarlo. La mia ispirazione è un flusso continuo, che può partire da un sogno o da un semplice dettaglio che mi colpisce.
C’è un fotografo o un artista che ha influenzato il tuo stile?
Sono stata influenzata da tanti fotografi e artisti, grandi e piccoli. Ho sempre osservato molto, studiato, imparato da chiunque avesse qualcosa da dire attraverso l’immagine. Sono una autodidatta e credo che il mio percorso sia ancora in evoluzione. Ogni incontro, ogni scoperta mi fa crescere, mi spinge a migliorare. L’arte è un viaggio, e io sono ancora nel bel mezzo di esso.
Qual è stata la tua esperienza più emozionante dietro l’obiettivo?
La mia esperienza più emozionante è stata quando mi hanno chiesto di fare un servizio fotografico, dandomi carta bianca per esprimere la mia visione. Non c’era nulla di più gratificante che sapere che qualcuno riponesse fiducia nel mio sguardo, nel mio modo di vedere il mondo. Quell’opportunità è stata una vera svolta, mi ha permesso di crescere come fotografa e di capire che ciò che faccio è davvero unico.
Hai un progetto fotografico a cui tieni particolarmente?
Ogni progetto per me è speciale, ogni scatto è un capitolo di una storia diversa. Non scatto mai “a caso”, ogni foto nasce da un’esigenza di raccontare, di esprimere uno stato d’animo. Non c’è un progetto più importante di un altro, perché per me ogni immagine ha una vita propria, e ogni foto è una parte di me che cerco di trasmettere.
Qual è il complimento più bello che hai ricevuto per il tuo lavoro?
Il complimento che mi gratifica di più è quando mi dicono che le mie foto suscitano emozioni, addirittura pianto, che non sono mai banali o scontate. Mi piace sapere che attraverso il mio lavoro sono riuscita a trasmettere qualcosa di profondo, che una semplice immagine possa raccontare una storia che rimane dentro.
Se potessi fotografare qualsiasi persona o evento nel mondo, cosa sceglieresti?
Se potessi fotografare qualsiasi cosa, sceglierei l’Africa e il suo popolo. La bellezza e la forza della cultura africana, la dignità e l’amore che traspaiono da ogni volto, sono un universo che mi affascina immensamente. Ogni persona, ogni tradizione, ogni paesaggio ha una storia potente da raccontare, ed io vorrei essere lì per fermare quel racconto.
Quali sono i tuoi sogni e progetti futuri nel mondo della fotografia?
Il mio sogno è quello di raccontare storie che spaziano tra ritratti, culture e le tradizioni del mondo. Voglio immergermi nelle diverse realtà, raccontando attraverso l’obiettivo la ricchezza e la bellezza che ognuna di esse porta con sé.














