BONARIA DECORATO

BONARIA DECORATO

Bonaria, barese doc, si trasferisce a Roma subito dopo il diploma, intraprendendo con passione la sua carriera nel mondo dello spettacolo. Approda a teatro nella celebre compagnia del “Bagaglino”, un trampolino di lancio che la porta a condividere il palcoscenico con grandi nomi come Oreste Lionello, Pippo Franco e Leo Gullotta. È il comico Nino Taranto a farle da mentore, permettendole di ampliare il suo orizzonte artistico attraverso i teatri e le piazze di tutta Italia, senza mai trascurare la sua passione per il cinema e la televisione. Nel corso della sua carriera, ha avuto il privilegio di collaborare con registi di fama internazionale come il premio Oscar Paolo Sorrentino, Lina Wertmuller e Terence Hill, cementando la sua presenza nel cinema e nella TV. Non solo un’attrice, ma anche una sportiva d’eccezione, cintura nera II DAN di Taekwondo con la vittoria di  numerosi titoli regionali, nazionali e internazionali. La sua abilità in questo sport e la voglia di mettersi in gioco la porta a vincere, insieme a Stefano Bettarini, il talent show televisivo “Jump – Stasera mi tuffo”, condotto da Teo Mammuccari e Paolo Bonolis. Dopo aver vissuto grandi soddisfazioni professionali, Bonaria decide di prendersi una pausa per dedicarsi alla sua famiglia, ma dopo un anno di assenza, ritorna con una nuova energia e un look rinnovato. La sua carriera cinematografica riprende con il ruolo di co-protagonista nel cine-panettone “Un Natale al Sud” di Massimo Boldi. Amante della sua città, Bonaria non dimentica mai Bari e continua a impegnarsi in progetti locali, collaborando con le diverse TV private. Attualmente, è protagonista dell’undicesima edizione di “Mudù”, un format storico di comicità e barzellette ideato e con Uccio De Santis. Inoltre, è in attesa del debutto di una nuova sit-com, prodotta dalla Starlex, con la regia Benedetta Pontellini, scritto da Claudia Gatti vincitrici del ciak d’oro 2020. Nel prossimo autunno  la vedremo anche nella nuova serie di Rai 1 “I casi dell’avvocato guerriero” con protagonista Alessandro Gassman. Parallelamente alla sua carriera artistica, Bonaria ha deciso di ampliare la sua formazione accademica, completando con successo nonostante i vari impegni lavorativi la laurea magistrale in Linguistica Moderna, con indirizzo in Cultura Editoriale ed Ecosistema Digitale. Questo percorso di studi, intrapreso con grande impegno, dimostra il suo desiderio di crescere sia professionalmente che personalmente, con un occhio sempre attento all’evoluzione del mondo digitale e culturale. Una delle sue passioni è la scrittura di parodie, un modo per lanciare messaggi importanti sul tema dell’accettazione di sé, sull’importanza di non giudicare gli altri e sull’inclusività, dove ha sempre voluto comunicare attraverso l’arte il valore di essere se stessi, imparando ad apprezzare i propri difetti e a non permettere a nessuno di giudicare gli altri.

Cos’è per te l’arte?

L’arte per me è un linguaggio universale, una forma di comunicazione che va oltre le parole. È la capacità di esprimere emozioni, pensieri e storie in modo profondo, che riesce a toccare l’anima delle persone. È anche una strada per scoprire e comprendere noi stessi e il mondo che ci circonda. L’arte è libertà, in tutte le sue forme – dalla danza al teatro, dalla musica alla pittura – ed è una potente forza che ci unisce, che ci fa riflettere, ridere, piangere, ma soprattutto ci permette di esprimere la nostra autenticità. Per me, è anche un mezzo di crescita personale, perché attraverso l’arte possiamo esplorare e superare le nostre paure, i nostri limiti e trovare nuovi modi per entrare in contatto con gli altri.

Qual è il ricordo più significativo della tua esperienza con il Bagaglino e quali insegnamenti hai tratto lavorando con grandi nomi come Oreste Lionello e Pippo Franco?

Due artisti straordinari che mi hanno insegnato non solo il valore del mestiere, ma anche la passione e la dedizione che bisogna mettere in ogni cosa che si fa. Oreste, con la sua grande professionalità e ironia, mi ha insegnato l’importanza di lavorare con leggerezza senza mai perdere di vista la qualità. Pippo, invece, mi ha trasmesso l’importanza del timing e dell’improvvisazione, doti fondamentali nel mondo della comicità e dello spettacolo. Lavorare con loro è stato un privilegio che mi ha aiutato a crescere artisticamente, ma anche come persona, ricordandomi sempre che l’umiltà e la generosità sono alla base di un vero successo. In più fu la prima esperienza importante su rete nazionale. Vi racconto una chicca, raccontavo una barzelletta a puntata che mi veniva anche data e ogni qualvolta in prova, loro si complimentavano sempre del fatto che io mentre raccontassi le barzellette non ridessi, ma essendo barzellette sulla satira politiche in realtà non ridevo perché non le ho mai capite e quando confessavo loro ciò, tutti hanno sempre pensato che scherzassi, forse pensando che fosse parte del mio personaggio. Chissà, magari leggeranno questa intervista capiranno che parlavo sul serio.

Hai avuto l’opportunità di lavorare con registi del calibro di Paolo Sorrentino e Lina Wertmuller. Qual è stata l’esperienza più emozionante sul set e quale ruolo ti ha messo maggiormente alla prova?

Lavorare con maestri del cinema come Paolo Sorrentino e Lina Wertmüller è stato un onore immenso. Ogni set è stato un’esperienza di crescita, ma se dovessi scegliere il momento più emozionante, direi che con Sorrentino è stata la prima volta che ho visto come si riesce a trasformare ogni scena in un’opera d’arte, con una cura quasi pittorica per l’immagine. Con Lina Wertmüller, invece, l’esperienza più intensa è stata l’energia e la passione con cui dirigeva ogni singolo dettaglio, riuscendo a trasmettere un senso di urgenza creativa davvero unico per dare il massimo in ogni scena, ed essere presenti, reattivi e ispirati, come se ogni momento sul set fosse irripetibile e prezioso per la realizzazione del film.

Ognuno di loro ha un suo modo di raccontare il cinema, e poter far parte del loro mondo è stata un’esperienza indimenticabile.

Una cosa che accomuna le mie scene nei loro film è che in entrambi ho avuto l’occasione di ballare e questo ha reso tutto ancora più speciale per me, perché la danza, il ballo è una delle mie passioni. Interpretare quei momenti attraverso il movimento mi ha permesso di esprimermi in modo ancora più profondo e autentico. Il ruolo che mi ha messo maggiormente alla prova è stato proprio quello in cui la danza diventava parte integrante della scena, perché non si trattava solo di ballare, ma di farlo trasmettendo emozioni in sintonia con il personaggio e la storia. È stata una sfida intensa ma meravigliosa.

Come è nata la tua passione per il Taekwondo e in che modo questa disciplina ha influenzato il tuo approccio al lavoro artistico?

La mia passione per il Taekwondo è nata quasi per caso, ma è cresciuta rapidamente fino a diventare una parte importante della mia vita. Fin da subito mi ha affascinato non solo l’aspetto fisico e tecnico, ma soprattutto la disciplina mentale che richiede. Ma ciò che mi ha affascinata di più è stata l’unione tra due mondi apparentemente opposti: da un lato, la forza e la tecnica di uno sport considerato tradizionalmente ‘maschile’ come il Taekwondo, dall’altro, la fluidità e la grazia di una disciplina più ‘femminile’ come la danza del ventre, che praticavo già da tempo. Questa combinazione ha influenzato profondamente il mio approccio al lavoro artistico, insegnandomi l’importanza dell’equilibrio tra controllo e libertà, tra precisione e istinto. Il Taekwondo mi ha dato disciplina, potenza e determinazione, mentre la danza mi ha insegnato l’espressività e la capacità di trasformare il corpo in uno strumento narrativo. Le arti marziali, discipline che tutti dovrebbero praticare sopratutto i bambini, infatti, sono orgogliosa che le mie due nipotine, Giovanna e Michela, abbiano seguito le mie orme, insegna la perseveranza, il controllo del corpo e della mente, e l’importanza della concentrazione. Nel cinema e nel teatro, proprio come nel Taekwondo, ogni movimento, ogni gesto ha un significato preciso e deve essere eseguito con consapevolezza. Inoltre, mi ha dato una grande sicurezza sul palco e sul set, aiutandomi a gestire la tensione e a muovermi con maggiore padronanza dello spazio scenico. È una disciplina che porto tuttota con me in ogni ambito della mia vita artistica.

Vincere Jump – Stasera mi tuffo è stata un’esperienza unica. Quanto è stato difficile affrontare una sfida così fisica e qual è stato il momento più memorabile della competizione?

Vincere ‘Jump – Stasera mi tuffo’ posso dire a gran voce che è stata un’esperienza memorabile e incredibilmente intensa. Affrontare una sfida così fisica è stato tutt’altro che semplice: i tuffi richiedono tecnica, coraggio e un grande controllo del corpo, qualità che ho dovuto affinare giorno dopo giorno. Ho messo alla prova i miei limiti, superando paure e insicurezze, senza mai darlo a vedere, ma proprio per questo è stata una delle esperienze più gratificanti della mia vita, almeno fino ad ora. Il momento più memorabile? La puntata del mio primo tuffo sincronizzato con Bettarini. Sentire l’adrenalina prima del tuffo, la concentrazione assoluta,ma….. tutto il foro italico che ridacchiava per me, di me in quanto il mio trampolino essendo ovviamente più pesante era più piegato di quello di Stefano ed erano convinti che io non ce la facessi, non sapendo che in realtà il loro ridacchiare mi dava la carica di impegnarmi ancora di più consapevole che tutte quelle risate si sarebbero trasformate in applausi e dopo il tuffo riemergere dall’acqua e sentire lo stupore è stata per me la mia vittoria. Infatti al di là della vittoria finale del programma, ciò che porto con me è la crescita personale e la consapevolezza che con determinazione e impegno si può affrontare qualsiasi sfida, anche quelle apparentemente più improbabili.

Dopo la pausa per la famiglia, il tuo ritorno è stato segnato da un nuovo look e una nuova energia. Come è cambiato il tuo modo di affrontare la carriera rispetto agli inizi?

Decisamente accompagnato da una nuova energia interiore. Prendersi del tempo per sé e per i propri affetti cambia inevitabilmente la prospettiva, e questo si riflette anche nel modo in cui affronto la carriera e la vita oggi. Rispetto agli inizi, ora ho una consapevolezza diversa: sono più selettiva nei progetti che scelgo, do più valore alla qualità rispetto alla quantità e affronto ogni sfida con maggiore serenità. Se prima sentivo la pressione di dover dimostrare sempre qualcosa, oggi lavoro con la voglia di esprimere al meglio me stessa, senza timori. La passione è la stessa di sempre, ma ora la vivo con più equilibrio e autenticità. Il fuoco e l’amore per il mio lavoro non sono mai cambiati, ma il modo in cui li esprimo sì. All’inizio della carriera è facile lasciarsi travolgere dall’entusiasmo e dalla voglia di emergere, spesso sacrificando molto di sé per inseguire ogni opportunità. Ora, invece, ho imparato a dosare le energie, a scegliere i progetti che davvero mi rispecchiano e a dare valore anche ai momenti di pausa, perché fanno parte della crescita artistica e personale e sono VITALI. L’autenticità sta proprio in questo: nel non cercare più di rispondere alle aspettative altrui, ma nel restare fedele a me stessa, alle mie passioni e ai miei valori, portando sul palco e sullo schermo un’energia più vera e consapevole.

Sei molto legata a Bari e continui a collaborare con realtà locali. Qual è il progetto a cui tieni di più e come vedi l’evoluzione dello spettacolo nella tua città?

Bari è la mia casa, il luogo che mi ha cresciuta e a cui sarò sempre profondamente legata. Per questo cerco di mantenere un forte legame con la mia città, collaborando con realtà locali che valorizzano il talento e la cultura del territorio. Uno dei progetti più importanti per me è stato lo spettacolo “Amiche”, andato in scena in un teatro di Bari Vecchia, Teatro Sitara”. È stata un’esperienza speciale non solo per il valore artistico, ma anche per il legame che è nato con Nicola Valenzano, regista, attore, ballerino, ma soprattutto amico, che purtroppo ci ha lasciati da poco. Lavorare con lui è stato un privilegio: energia straordinaria e capacità unica di raccontare emozioni attraverso l’arte. Negli ultimi anni ho visto Bari evolversi tantissimo dal punto di vista artistico e culturale. Il fermento è evidente: il teatro, il cinema e la musica stanno vivendo una fase di grande crescita, e sempre più produzioni scelgono la nostra città come palcoscenico. Credo che il futuro dello spettacolo a Bari sia luminoso, e sono felice di poter dare il mio contributo affinché il nostro patrimonio artistico continui a brillare.

Mudù è un format molto amato dal pubblico. Cosa significa per te far parte di uno show così longevo e quale sketch ricordi con più affetto?

Mudù è un format ormai ventennale, un vero e proprio punto di riferimento per il pubblico, capace di far sorridere intere generazioni. Far parte di uno show così longevo che ha fatto la storia della comicità pugliese è un onore, ma anche una grande responsabilità: significa entrare nelle case della gente con leggerezza, regalando momenti di spensieratezza, che oggi più che mai sono preziosi. Tra gli sketch, ne ricordo tanti con affetto, ma nell’ultima edizione, Mudù 11, una giornata mi è rimasta particolarmente nel cuore. Uno degli aspetti più belli di questo programma è che, grazie a Uccio, abbiamo l’opportunità di girare e scoprire luoghi meravigliosi che altrimenti, forse non avremmo mai conosciuto. Una di queste location è stata Acerenza, in provincia di Potenza, e in particolare l’agriturismo Basilicata Alpaca, dove abbiamo registrato sketch con degli attori d’eccezione: gli alpaca. Sono rimasta completamente estasiata dalla bellezza del posto e dalla dolcezza di questi animali. Credo che Mudù abbia anche questo potere: unire comicità, tradizione e scoperta del territorio, rendendo ogni giornata di riprese un’esperienza speciale da portare sempre con sé, con un’atmosfera dal set fatta di complicità e divertimento genuino.

Sarai protagonista della sit-com in uscita a breve prodotta da Starlex e della serie I casi dell’avvocato Guerriero su Rai 1. Come ti sei preparata per questi ruoli e cosa possono aspettarsi gli spettatori?

Interpretare ruoli così diversi in due produzioni importanti come una serie in uscita a breve e I casi dell’avvocato Guerriero su Rai 1 è stata una bella sfida. Mi sono preparata con grande impegno, lavorando su aspetti diversi per ogni personaggio, perché entrambe le serie hanno un’anima ben distinta. una sit-com brillante e dal ritmo vivace, scritta da Claudia Gatti con la regia di Benedetta Pontellini, vincitrici del ciak d’oro 2020, ho cercato di affinare la mia capacità di immedesimazione e di rendere il mio personaggio autentico e coinvolgente, posso solo anticipare che sarò una suora. La comicità ha tempi precisi, e trovare il giusto equilibrio tra naturalezza e ritmo è fondamentale per far funzionare la dinamica della serie. Ne I casi dell’avvocato Guerriero, invece, mi sono immersa in un ruolo più intenso e sfaccettato, ma lontanissimo dal mio essere il che mi ha richiesto una preparazione emotiva e tecnica più profonda. Ho studiato il linguaggio giuridico per calarmi meglio nell’ambiente in cui si muove la storia, e non solo, anche il vernacolo stretto, infatti io stessa sono curiosa di rivedermi. Gli spettatori possono aspettarsi due progetti completamente diversi, ma entrambi ricchi di emozioni e colpi di scena. Da una parte, una sit-com che farà sorridere e appassionare, dall’altra, una serie avvincente con una trama coinvolgente e personaggi intensi. Non vedo l’ora che il pubblico possa viverli insieme a me.

Hai conseguito una laurea magistrale in Linguistica Moderna. In che modo il tuo percorso accademico ha arricchito la tua carriera artistica e quali aspetti del digitale ti affascinano di più?

Conseguire una laurea magistrale in Linguistica Moderna è stato un percorso che ha arricchito profondamente la mia carriera artistica. Lo studio del linguaggio mi ha dato una maggiore consapevolezza nella comunicazione, aiutandomi a modulare meglio la voce, a interpretare i testi con più profondità e a comprendere le sfumature di ogni dialogo. Inoltre, mi ha insegnato quanto sia potente la parola, non solo nel recitare, ma anche nel trasmettere emozioni e nel creare connessioni con il pubblico. Un capitolo della mia tesi a cui tengo particolarmente è stato “L’importanza del teatro per le categorie protette”. Credo fortemente che il teatro non sia solo intrattenimento, ma anche uno strumento di inclusione, crescita e trasformazione personale. L’arte scenica può dare voce a chi spesso non ne ha, offrendo opportunità espressive e sociali fondamentali per chi si trova in situazioni di fragilità. Studiare non è stato facile, soprattutto dovendo conciliare gli impegni di lavoro, studio, famiglia e vita sociale-privata. Ci sono stati momenti di grande fatica, ma la determinazione e la passione mi hanno spinta ad andare avanti. Devo tanto a chi mi è stato vicino, supportandomi e comprendendomi, essendo costantemente presenti nonostante le mie assenze. Ancora oggi li ringrazio per la loro presenza costante, perché senza il loro affetto e la loro pazienza non ce l’avrei fatta. Per quanto riguarda il digitale, mi affascina tantissimo il modo in cui i nuovi media abbiano rivoluzionato il mondo dello spettacolo e della comunicazione. Oggi, grazie alle piattaforme di streaming e ai social, possiamo raggiungere un pubblico molto più ampio e immediato. Credo che il digitale offra strumenti incredibili per innovare e raccontare storie in modi sempre più coinvolgenti. Ovviamente, sta a ognuno di noi capirne l’uso, sia per quanto riguarda l’utilizzo che l’ascolto. A buon intenditor, poche parole.

Le tue parodie affrontano temi importanti come l’accettazione di sé e l’inclusività. C’è un progetto che ti sta particolarmente a cuore e che vorresti sviluppare in futuro?

Attraverso le mie parodie cerco sempre di unire leggerezza e profondità, affrontando temi importanti come l’accettazione di sé, l’inclusività e l’importanza di abbattere gli stereotipi. Credo che l’ironia e l’autoironia siano strumenti potentissimi per far riflettere senza mai risultare pesanti. Tra i progetti che mi stanno particolarmente a cuore, mi piacerebbe sviluppare un format che unisca comicità e sensibilizzazione sociale, magari attraverso racconti di vita reale trasformati in sketch, dando voce a storie di persone comuni che con coraggio affrontano le loro sfide quotidiane. L’idea sarebbe quella di creare una narrazione che permetta di ridere, ma anche di riconoscersi e sentirsi meno soli nelle proprie insicurezze. L’arte ha il potere di farci vedere il mondo con occhi diversi, e se posso contribuire anche solo un po’ a diffondere messaggi di autenticità e accettazione, allora sento di aver fatto qualcosa di significativo.

Descriviti in tre parole.

Determinata, curiosa, empatica. Mi piace mettermi alla prova e crescere, esplorando sempre nuove sfide. Cerco di entrare in sintonia con gli altri e di ascoltare con il cuore, perché credo che ogni persona abbia una storia interessante da raccontare.

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