CHIARA CASIRAGHI

CHIARA CASIRAGHI

Chiara, nata in provincia di Varese nel 1989, ha mostrato fin da bambina una spiccata predisposizione per il disegno, accompagnata da una creatività vivace che non l’ha mai abbandonata. Questa passione l’ha condotta a iscriversi all’istituto d’arte, dove ha avuto l’opportunità di apprendere diverse tecniche pittoriche e di approfondire i vari stili, studiando la vita e le opere di numerosi artisti appartenenti a differenti correnti artistiche. Affascinata dai pittori più cupi e drammatici, come Edvard Munch, Alfred Kubin e Franz Von Stuck, Chiara ha scelto di seguire un percorso artistico che esplora le emozioni più profonde, inquietanti e disturbanti dell’animo umano. Le sue opere rappresentano un viaggio nell’inconscio, un’indagine visiva dei lati più oscuri della psiche, quei demoni interiori che lei considera non come una minaccia, ma come una preziosa risorsa da cui attingere ispirazione. Nel suo processo creativo, Chiara trasforma queste emozioni oscure in immagini potenti, capaci di suscitare riflessioni profonde in chi le osserva. La sua arte diventa così un mezzo per affrontare l’inquietudine interiore, esplorandola senza paura.

Cos’è per te l’arte?

“L’arte si nutre del sangue dell’artista.” Trovo che questa frase rappresenti perfettamente il mio modo di vivere l’arte: mettersi completamente a nudo, scavare nel profondo delle proprie emozioni senza riserve, senza paura del giudizio altrui. È una pulsione viscerale, una necessità, come bere e mangiare… è salvifica.

Qual è stato il momento o l’opera che ti ha fatto capire che volevi dedicarti completamente all’arte?

L’arte è sempre stata presente nella mia vita, alternata a periodi meno produttivi, come spesso accade, ma è sempre rimasta fondamentale.

Cosa ti affascina maggiormente dei pittori cupi e drammatici come Munch, Kubin e Von Stuck? C’è un’opera in particolare che ti ha ispirata più delle altre?

Quello che più mi affascina di questi artisti è la loro capacità di trasformare l’angoscia esistenziale e la sofferenza in opere d’arte, restituendo all’osservatore la violenza emotiva di quei sentimenti. Le opere che mi hanno più ispirata sono “L’Urlo” e “Autoritratto all’Inferno” di Munch e “Il Peccato” di Franz Von Stuck. La figura femminile nuda e i serpenti sono infatti soggetti ricorrenti nei miei dipinti.

Le emozioni inquietanti e disturbanti sono un tema centrale nelle tue opere. Cosa cerchi di trasmettere a chi osserva i tuoi lavori?

Cerco di rappresentare questi temi attraverso immagini forti, inquietanti, a volte grottesche e piuttosto enigmatiche. Non metto quasi mai titoli alle mie opere, proprio per lasciare spazio all’interpretazione personale. Spesso le persone rimangono “sconcertate”, soprattutto chi non è abituato a questo tipo di pittura, ma la cosa che più mi affascina è vedere come ciascuno rielabora il dipinto in base alla propria sensibilità. Ogni interpretazione è unica e interessante.

Come scegli i colori e le tecniche per rappresentare i tuoi demoni interiori? Segui l’istinto o hai un processo più razionale?

Utilizzo una palette caratterizzata dai colori della terra in tutte le sue sfumature: terra di Siena, sabbia, ruggine, argilla, ocra, passando poi per i grigi e ovviamente il nero. A volte uso il rosso e il bianco per le figure scheletriche. Insomma, cerco colori che evochino le sensazioni che voglio trasmettere.

C’è stato un periodo o un’esperienza personale che ha influenzato particolarmente la tua ricerca artistica?

Molte esperienze personali sono racchiuse nei miei lavori. Dopo la scomparsa di mio padre, ad esempio, ho intensificato il tema della morte, che riporto spesso in varie forme.

Consideri i tuoi demoni interiori come una risorsa? Come riesci a trasformare queste emozioni oscure in ispirazione creativa?

Dipingerle mi aiuta a elaborarle ed esorcizzarle. È un processo di guarigione che avviene in modo molto naturale.

Quali sono le sfide principali che incontri nel rappresentare visivamente il mondo dell’inconscio?

Non sempre le figure corrispondono esattamente a come le avevo immaginate inizialmente, ma il bello del processo creativo è proprio questo: il cambiamento in corso d’opera, lasciandosi guidare dal flusso delle emozioni. Per questo motivo, raramente faccio schizzi preparatori.

Oltre ai pittori citati, ci sono altre correnti artistiche che influenzano la tua arte?

Ogni corrente artistica ha il suo valore, ma sicuramente prediligo l’Espressionismo e il Surrealismo. Amo molto anche l’Art Brut, un’arte grezza e pura che non segue schemi e non cerca di compiacere il gusto della massa.

Hai un’opera di cui sei particolarmente orgogliosa? Qual è la sua storia?

C’è un dipinto che rappresenta un periodo particolare della mia vita e al quale sono particolarmente legata… ma preferisco non dire quale.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Hai in mente nuove tecniche o temi da esplorare?

C’è sempre la curiosità di sperimentare cose nuove, ma restando fedele alla mia anima e senza mai snaturarmi.

Descriviti in tre colori.

  • Bianco, perché richiama il mio nome (Chiara).
  • Nero, che rappresenta il mio essere e ciò che dipingo.
  • Rosso, il mio amore per l’arte.

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