DAVIDE RANNI

DAVIDE RANNI

Davide, artista autodidatta nato nel 1977 a Vasto (CH), vive e lavora ad Aprilia (LT). Da oltre vent’anni crea opere d’arte attraverso il riuso di materiali, principalmente metallo, dando nuova vita a oggetti destinati a scomparire. Le sue sculture portano l’attenzione su elementi della vita quotidiana e del lavoro manuale, ribaltando l’idea che l’arte appartenga solo a un’élite istruita. Al contrario, chi riconosce più facilmente l’origine degli oggetti nelle sue opere è proprio la classe operaia, la gente comune, coloro che hanno avuto un contatto diretto con quei materiali e strumenti. Le sue creazioni nascono da un intreccio tra esperienza personale e dimensione universale: amore, speranza, disillusione, perdita, curiosità, sogni e divertimento sono temi ricorrenti. Tuttavia, le sue opere non sono sempre autobiografiche. A volte è una canzone a ispirarlo, altre volte un singolo elemento – un teschio di animale, un pezzo di motore – diventa il punto di partenza, il primo tassello di un puzzle materico che, grazie alla sua esperienza nelle officine, prende forma in scultura. All’inizio del suo percorso creativo, Davide realizzava oggetti funzionali come lampade, orologi e complementi d’arredo. Negli ultimi cinque anni, però, si è dedicato quasi esclusivamente alla scultura, ridefinendo la propria identità da “creatore artigianale” ad artista. Se lo è sempre stato, ma il suo background operaio gli ha a lungo impedito di dichiararlo apertamente. Ora, attraverso le sue opere, racconta storie, emozioni e nuove possibilità per ciò che sembrava destinato a scomparire.

Cos’è per te l’arte?

L’arte è una fonte di stimoli e sentimenti. Possiamo trovarla in una scultura di Michelangelo, in una composizione di pietre di Fausto delle Chiaie, in un fumetto di Pazienza o in un murale di Rivera, nel bronzo o nel legno riciclato. L’importante è che susciti qualcosa in chi la osserva: stupore, meraviglia, una riflessione o persino un sorriso. L’arte che creo io è una valvola di sfogo, il mezzo con cui riesco a dare forma alle mie visioni, lasciando una traccia del mio passaggio sulla terra.

Come scegli i materiali per le tue opere? Parti da un oggetto specifico o ti lasci ispirare dai materiali che trovi?

Ho un magazzino che chiamo “my cave”, dove accumulo materiali trovati nei mercatini, nelle officine o nei garage di amici. Ogni oggetto può diventare parte di un’opera. A volte un singolo pezzo mi ispira subito, altre volte resta sugli scaffali per anni in attesa dell’occasione giusta. Ci sono anche momenti in cui ho un’immagine in mente e cerco i materiali migliori per darle forma.

C’è un materiale che preferisci lavorare?

Principalmente il metallo: ferro, acciaio inox, rame, alluminio, ottone. Ho sentito una sintonia con questo materiale fin da ragazzo, tanto da volerlo lavorare nonostante nessuno in famiglia lo facesse. Un’estate ho lavorato nell’officina di un fabbro e ho iniziato a prendere confidenza con gli strumenti, pur capendo subito che non sarebbe stato un mestiere facile o veloce. Ma sapevo che era il mio materiale. Uso anche plastica, ma solo se ha le forme giuste. Ultimamente sto incorporando ossa e crani di animali trovati nelle campagne: sterilizzarli è un lavoro lungo, ma il dialogo tra organico e inorganico mi affascina.

Quanto ha influenzato la tua esperienza in officina la tua visione artistica?

Moltissimo. La mia passione per la meccanica, soprattutto quella vecchio stampo, ha influenzato la mia tecnica artistica. Maneggiare ogni giorno il metallo mi ha dato l’esperienza necessaria per sfruttarlo nelle opere. Ma c’è anche un aspetto più profondo: riuscire a vedere l’estetica in un componente concepito per tutt’altro scopo. Spesso chi lavora nei meccanismi mi dice: “Io uso questi pezzi tutti i giorni, ma non avevo mai visto in un carter di motore il volto di un alieno!”.

La musica è una fonte di ispirazione per te? Ci sono artisti che hanno influenzato le tue creazioni?

Assolutamente sì. Ascolto principalmente rock e i suoi sottogeneri, ma sono aperto a ogni tipo di esperienza sonora. La musica è la mia seconda grande passione e accompagna ogni fase del mio lavoro: dalla concezione alla realizzazione. Ho creato una serie di opere chiamata Scrap Soundtrack, una sorta di colonna sonora visiva in cui ogni pezzo è legato a una canzone attraverso il titolo, il significato o una singola strofa.

Qual è stata la prima scultura che hai realizzato?

In un cantiere ho trovato una lama per sega circolare. Io ci ho visto un orologio. È stato il mio primo lavoro di riuso, nato dal desiderio di dare una seconda possibilità a un oggetto destinato alla rottamazione. E anche dalla voglia di vedere realizzata la mia visione, per quanto semplice fosse.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito di essere un artista?

Non mi definisco artista per circondarmi di un’aura snob, ma semplicemente perché creo qualcosa di unico. Forse è cambiata la mia consapevolezza, ma la tecnica che uso è sempre artigianale.

Come reagisce il pubblico alle tue opere?

Ho esposto sia in collettive che in personali in diverse città italiane. Ho visto reazioni di ogni tipo: curiosità, indifferenza, stupore, persino ribrezzo. Un collage di ingranaggi, attrezzi, occhi di bambole, crani di cane, conchiglie e lenti d’ingrandimento può suscitare emozioni contrastanti. Ma quando vedo gli occhi di qualcuno riempirsi di meraviglia, capisco che vale la pena continuare.

Quale opera senti più vicina a te?

È difficile sceglierne una, perché in ognuna ci sono tempo, energia e creatività. Ma se dovessi indicarne una, direi Cerbero. È la mia interpretazione del mitico cane a tre teste, realizzata dando una seconda vita a una mini moto irrecuperabile. È anche la prima opera in cui ho inserito elementi organici. Per me, Cerbero rappresenta l’autoritarismo, la sorveglianza forzata e il clima di paura in cui viviamo.

Se dovessi descrivere il tuo stile in poche parole?

Upcycledelic Scrap Art: una visione psichedelica in cui i rottami rinascono come arte.

per la foto ritratto di Davide Ranni e tutte l’opere: Linda Nolan

2 Comments

  1. Linda Nolan

    Photo credits 📸 per il ritratto di Davide Ranni e tutte l’opere: Linda Nolan
    Grazie!

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