DONATELLA TIRANTI

DONATELLA TIRANTI

Donatella, italo-venezuelana nata a Caracas nel 1966, è una psicopedagoga e pittrice autodidatta che vive tra l’Italia e i Caraibi. Attratta dai colori vivaci del tropico, esplora nelle sue opere temi legati alla natura e alla figura femminile, trasmettendo armonia e serenità attraverso una pittura diretta e sincera. Cresciuta tra Caracas e la costa caraibica, ha respirato fin da bambina l’amore per il disegno nello studio del padre, ingegnere con la passione per la pittura. Stabilitasi in Italia all’inizio degli anni Duemila, si laurea in psicopedagogia a 23 anni con una tesi sulla dislessia e inizia a lavorare nei quartieri più disagiati di Caracas con la “Fondazione per il recupero dei bambini di strada”. La sua sensibilità artistica la porta a integrare la pittura nel percorso educativo di bambini con difficoltà di apprendimento, scoprendo nell’arte un potente strumento di espressione e guarigione emotiva. Da questa esperienza nasce un legame ancora più profondo con la pittura, che diventa parte integrante della sua vita. Predilige l’acrilico su tela per dare forma alle sue immagini, portando sempre con sé la passione per il colore e la luce dei luoghi in cui è cresciuta.

Cos’è per te l’arte?

L’arte, oltre all’espressione artistica propriamente detta, per me è qualcosa che può rivelarsi in momenti e situazioni nelle quali meno te lo aspetti. Un paesaggio, un volto, una luce particolare, dei suoni. La contemplazione dell’espressione artistica realizzata, che si tratti di pittura, scultura, musica o di altre forme di arte è il momento nel quale entriamo in contatto con il livello più alto del nostro essere, quello più intimo. E questo ci regala una sensazione di benessere ineguagliabile.

I colori del tropico sono una parte fondamentale delle tue opere. Come riesci a trasferire quella luce e quella vivacità sulla tela?

Essendo cresciuta nei Caraibi ho assorbito molto dei colori e della luce di quella terra. Di quel mare. I miei migliori alleati per rappresentare quel tipo di mondo sono i colori acrilici, perché mi aiutano a rendere quella vividezza. Ovviamente è un fatto personale.

Il legame tra arte e psicopedagogia è molto forte nel tuo lavoro. C’è un episodio particolare che ti ha fatto capire quanto la pittura potesse essere terapeutica?

Per un periodo della mia vita ho lavorato per la Fondazione per i bambini abbandonati a Caracas. Molti di loro avevano subito dei maltrattamenti in casa e non sapevano leggere e scrivere, perché nonostante ne avessero accesso non erano stati inseriti nel sistema scolastico oppure erano molto piccoli. E in alcuni casi mi sono trovata di fronte a bambini che non volevano parlare con nessuno perché si erano totalmente chiusi. La forma con la quale sono riuscita a stabilire un contatto con loro è stata proprio attraverso il disegno. E questo mi ha aperto molte porte per guadagnarmi la loro fiducia ed iniziare un percorso insieme.

La figura femminile è spesso presente nei tuoi dipinti. Cosa rappresenta per te?

Mi affascina la forza generatrice, anche solo come potenzialità, delle donne. Il loro essere madri, nonne, amiche, sorelle, figlie. La loro sensualità, pudore, complicità, energia. E dopo un periodo in cui mi sono dedicata soprattutto a dei paesaggi o a dei dettagli della flora tropicale, ho iniziato a dipingere delle figure femminili ispirate alle donne che sono state, e che sono, importanti nella mia vita: mia madre, le mie figlie, le mie amiche, la mia madrina o la tata, che nella cultura latino-americana ha una grande importanza a livello familiare.

Hai vissuto tra il Venezuela e l’Italia. Quanto hanno influenzato questi due mondi così diversi nella tua visione artistica?

Sicuramente la natura tropicale e i Caraibi hanno formato la mia percezione della luce e dei colori. Caracas poi è considerata per la sua temperatura la città dell’eterna primavera e questo regala un tessuto urbano che è incredibilmente compenetrato con la natura. È una città molto colorata e vivace. Noi, tra l’altro, per motivi di lavoro di mio padre, ci dividevamo tra la capitale e la costa al di là del Monte Avila che sovrasta la capitale. E questi paesaggi mi hanno sempre accompagnato. Poi devo dire che essendo figlia di due romani, emigrati in Venezuela negli anni ’50, i libri d’arte italiana erano sempre presenti a casa nostra e in Venezuela a scuola si studiano ovviamente le opere d’arte italiana. Ma ogni volta che venivo in Italia e le vedevo dal vivo, e non sui libri, era un’emozione incredibile, unica. Da questo punto di vista, nascere o vivere in Italia, è una fortuna inestimabile.

Lavorando con bambini in difficoltà, hai visto l’arte diventare un mezzo di espressione per loro. Quanto questa esperienza ha influito sul tuo modo di dipingere?

Si perché il mio modo di dipingere è molto diretto, direi schietto.

Quali artisti o correnti artistiche ti hanno ispirato di più nel tuo percorso?

Sicuramente l’Arte naïf, su tutti Henri Rousseau e Antonio Ligabue. Ma anche altri artisti come Paul Gauguin, Armando Barrios, Diego Rivera, Frida Kahlo e Edward Hopper.

C’è un’opera a cui sei particolarmente legata? Se sì, qual è la sua storia?

Un giorno da una scatola di ricordi dei miei genitori ho ritrovato una foto di mia madre. Per molti anni ha fatto la modella, prima di incontrare mio padre durante una sfilata a Caracas, innamorarsi e trasferirsi in Venezuela. È una foto bellissima nella quale indossa un abito molto scenografico delle sorelle Fontana. Ora io non sono una ritrattista, ma mi sono ispirata proprio a quella foto per iniziare a dipingere delle figure femminili. E in questo momento sto andando avanti in quella direzione, cercando di cogliere al massimo l’ispirazione che mi trasmettono nelle loro molteplici espressioni.

Hai nuovi progetti o tecniche che vorresti sperimentare in futuro?

Sono sincera, in questo momento sono nella mia “zona comfort” con l’acrilico, e sto iniziando anche ad introdurre qualche materiale all’interno dei quadri. In futuro vorrei provare ad approcciare la pittura ad olio.

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