Federica, nasce a Roma il 04/12/1992. Il suo percorso artistico inizia con la passione del canto, che le regala il sogno di esibirsi a Rai uno a soli 15 anni. Ha sempre creduto e vissuto l’arte come una vocazione, abbracciandola in ogni forma, per questo nel 2017 pubblica il suo primo romanzo autobiografico “La chiave blu” che la porta al successo di scrittrice. Non sentendosi stanca di regalare emozioni, intraprende una delle strade più difficili, quella della recitazione, così nel 2019 si diploma come attrice in Accademia Artisti. Da lì, a piccoli passi i primi ruoli per il cinema. Nel 2021 un altro traguardo, il secondo libro “100 stanze mai aperte” che le permette attraverso un cortometraggio di arrivare nel 2022 in finale al Festival del Cinema di Spello. La scrittura e l’amore per l’arte pervadono così tanto l’anima da concederle una possibilità incredibile, infatti nel 2023 assieme al docente di Recitazione di Accademia Artisti di Milano, Francesco Marchina, scrive la sceneggiatura del suo primo film, intitolato “La mia luce”. Oggi conta il suo ultimo successo letterario con il libro “Tu, Artista”, che l’ha portata alla vittoria del premio Vincenzo Crocitti a dicembre 2024. Inoltre diventa protagonista di un progetto cinematografico da lei scritto intitolato T’immagino ancora, tratto da una storia vera. L’ultimo film da protagonista interpretato è “Una seconda occasione”.
Cos’è per te l’arte?
L’arte per me è una vocazione, una scelta di vita a cui non posso rinunciare. Rappresenta il mio essere, un amore spudorato per la verità e il coraggio.
Il tuo percorso spazia tra musica, scrittura e recitazione. Quale di queste arti senti più vicina alla tua essenza e quale ti ha messa più alla prova?
Ho iniziato con la passione per la musica, in particolare il canto, esibendomi a soli 15 anni su Rai Uno nel programma Festa Italiana, condotto da Caterina Balivo. Con il tempo, però, a causa di piccoli problemi alla tiroide, il timbro della mia voce è cambiato. Questo mi ha portata a immergere quel dolore nella scrittura e, successivamente, nella recitazione. Oggi sono un’attrice e una scrittrice, ma il canto resta sempre nel mio cuore. Scrittura e recitazione viaggiano parallele e hanno per me un valore profondamente spirituale, che mi rende viva.
Come è nato il tuo primo romanzo, La chiave blu? È stato un processo spontaneo o un’urgenza espressiva?
La chiave blu è il mio primo romanzo autobiografico, pubblicato nel 2017. È nato dalla volontà di mettere a nudo la mia anima e testimoniare cosa significhi subire una violenza. Racconta temi delicati, anche spirituali, tra cui la mia fede in Dio. Scriverlo mi ha permesso di sperimentare la guarigione attraverso la scrittura.
La recitazione è arrivata dopo la scrittura e la musica. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada e quali sfide hai incontrato?
La recitazione è arrivata più tardi, ma con la consapevolezza che sarebbe diventata la mia realtà. Infatti, nel 2019 mi sono diplomata come attrice di cinema e TV. Entrare in questo mondo non è stato facile: l’ambiente artistico è complesso in ogni settore e richiede molta determinazione e costanza. Per me, però, la recitazione è la chiave più vera che conosco: mi ha arricchita nel profondo e mi ha fatto sentire privilegiata, perché interpretando ruoli diversi si ha la possibilità di vivere molte vite, sperimentando emozioni e storie sulla propria pelle.
Il tuo secondo libro, 100 stanze mai aperte, ha dato vita a un cortometraggio arrivato in finale al Festival del Cinema di Spello. Com’è stato vedere la tua scrittura trasformarsi in immagini?
100 stanze mai aperte è una raccolta di testi inediti nati dalle parole degli altri. Vederlo trasformato in un cortometraggio è stata un’esperienza incredibile e vederlo arrivare in finale a un Festival così prestigioso mi ha riempito il cuore di gioia. È qualcosa di indescrivibile a parole.
La sceneggiatura di La mia luce è stata una nuova sfida creativa. Qual è stato l’aspetto più difficile e quale quello più gratificante nel passaggio dalla scrittura letteraria a quella cinematografica?
La mia luce è un lungometraggio scritto insieme a Francesco Marchina. È stato il viaggio più bello della mia vita, perché scrivere un film è come viverlo in anticipo! La proposta è arrivata in un momento molto difficile per me, l’anno in cui ho subito un grave lutto. La scrittura mi ha permesso di elaborare quella perdita e trasformare il dolore in arte. Questo dimostra che l’arte è magia.
Quali emozioni e messaggi vuoi trasmettere con il tuo ultimo film T’immagino ancora? Essendo tratto da una storia vera, come hai vissuto il processo di scrittura e interpretazione?
Questo cortometraggio affronta un tema molto delicato: la maternità e, in particolare, la perdita di un figlio a causa di un aborto. È un dolore che molte donne vivono, spesso in silenzio, soprattutto nelle prime settimane di gestazione. Avendolo vissuto in prima persona, ho cercato di trasmettere al meglio le emozioni profonde di questo percorso. È un dolore che lascia una cicatrice indelebile, ma si può rinascere. Spero che la mia testimonianza possa essere una carezza d’amore per tutte le donne che, come me, hanno vissuto questa perdita. Il processo di scrittura è stato molto intenso, a tratti quasi surreale.
Il premio Vincenzo Crocitti è un riconoscimento importante. Come hai vissuto questo traguardo?
Il Premio Vincenzo Crocitti, ideato da Francesco Fiumarella, è stato il coronamento di un sogno: il primo riconoscimento ricevuto come attrice e scrittrice emergente, in particolare per il mio terzo libro Tu, Artista. Ero la premiata più giovane in mezzo a grandi nomi del cinema, un onore immenso. Essendo un premio meritocratico, so di averlo guadagnato grazie alla mia arte, e questo lo rende ancora più significativo.
Una seconda occasione è il tuo ultimo film da protagonista: cosa puoi raccontarci di questa esperienza e del tuo personaggio?
Nel film Una seconda occasione, diretto da Eleonora Lentini, interpreto Elisa Proietti, una cardiochirurga. Questo ruolo mi ha segnata profondamente e lo porto nel cuore. Il set è stata un’esperienza intensa e formativa. Il film è disponibile su diverse piattaforme ed è una storia davvero toccante!
Guardando al futuro, c’è un’arte che vorresti esplorare ancora di più o un nuovo progetto che sogni di realizzare?
Il mio sogno più grande è vedere realizzato il film La mia luce. Per il resto, mi sento già molto fortunata a poter vivere di ciò che amo.




