GIANLUCA MILITELLO

GIANLUCA MILITELLO

Originario della Sicilia e oggi di base a Milano, Gianluca è un cantante jazz che incarna l’eleganza e il carisma dei grandi crooner, portando in scena un sound raffinato e senza tempo. La sua voce, calda ed espressiva, richiama lo stile degli interpreti che hanno fatto la storia del genere, permettendogli di esibirsi in Italia e all’estero, con esperienze significative con il tour A Crooner Night ed un recente live a Londra. Il suo rapporto con la musica è profondamente legato al suo percorso di vita: trasferitosi a Milano per seguire le sue ambizioni, ha saputo trasformare il cambiamento in ispirazione, raccontandolo anche attraverso i suoi contenuti sui social. La sua carriera si sviluppa tra concerti dal vivo, collaborazioni e la costante ricerca di nuove esperienze musicali, con un’attenzione particolare alla connessione con il pubblico. Con una solida esperienza sui palchi e una voce che richiama lo stile dei crooner, Gianluca continua a costruire il suo percorso con passione e determinazione, cercando sempre nuove occasioni per raccontarsi attraverso la musica.

Cos’è la musica per te? E come e quando hai scoperto il jazz?

La musica è sempre stata un rifugio e un modo per esprimere parti di me che altrimenti resterebbero in silenzio. È il linguaggio che mi permette di connettermi con gli altri e di raccontare storie, emozioni e momenti di vita. Ho scoperto il jazz quasi per caso, dentro un negozio di dischi mentre sceglievo un regalo di compleanno ma è stato amore a primo ascolto. Crescendo, ho approfondito il repertorio dei grandi crooner e ho capito che era quella la mia strada.

Il tuo stile richiama i grandi crooner del passato. Qual è stato l’artista che ha maggiormente influenzato il tuo percorso musicale?

Ci sono diversi artisti che hanno segnato il mio percorso, ma uno su tutti è Frank Sinatra. La sua capacità di raccontare ogni brano con una profondità emotiva unica e la sua eleganza nel fraseggio mi hanno sempre affascinato. Ma oltre a lui, ho trovato ispirazione anche in interpreti come Tony Bennett ma nel primo periodo Michael Bublè artista super giovane che faceva ció che stavo studiando e da lì è cambiato tutto.

Come ha influenzato la tua musica il trasferimento dalla Sicilia a Milano? Hai trovato differenze nel modo in cui il pubblico recepisce il jazz nelle due città?

Il trasferimento a Milano è stato un passaggio fondamentale nella mia crescita artistica e personale. Lasciare la Sicilia mi ha dato nuove prospettive e ha rafforzato la mia determinazione nel voler costruire un percorso musicale. Milano è una città in continuo movimento, con tante opportunità e un pubblico abituato a una grande varietà di proposte musicali.

Nel tour “A Crooner Night” hai portato il tuo sound su diversi palchi. C’è stato un concerto particolarmente significativo per te?

Ogni concerto lascia qualcosa di speciale, ma uno dei momenti più intensi è stato sicuramente il live a Londra. Esibirmi in una città con una scena musicale così vivace e internazionale è stata un’esperienza incredibile. Sentire il pubblico accogliere con entusiasmo il mio repertorio mi ha dato una carica immensa e ha confermato che la musica è un linguaggio universale, capace di superare qualsiasi confine.

Oltre alle esibizioni dal vivo, curi molto la tua presenza sui social. In che modo questi strumenti ti aiutano a connetterti con il pubblico e raccontare la tua musica?

I social mi permettono di mostrare il lato più autentico del mio percorso, non solo quello che succede sul palco, ma anche il dietro le quinte, i pensieri e le emozioni che accompagnano la mia musica. Attraverso i contenuti che condivido cerco di creare un dialogo con chi mi segue, raccontando il mio viaggio senza filtri. È un modo per costruire una connessione più diretta e far sì che chi mi ascolta non sia solo un pubblico, ma una comunità che cresce insieme a me.

Il jazz è un genere senza tempo ma anche in continua evoluzione. Come riesci a mantenere vivo il suo spirito classico pur adattandolo ai giorni nostri?

Credo che il segreto sia rispettare la tradizione senza aver paura di sperimentare. Il jazz è nato dall’improvvisazione e dall’interazione con il presente; quindi, è naturale che continui a evolversi. Nel mio percorso cerco di mantenere l’essenza dei grandi crooner, ma allo stesso tempo di dare un’impronta personale a ogni interpretazione, giocando con le dinamiche e adattando il repertorio ai contesti in cui mi esibisco.

Hai vissuto l’esperienza di un live a Londra. Com’è stato portare il tuo repertorio in una scena musicale internazionale? Hai notato differenze nel modo in cui il pubblico straniero vive il jazz?

Londra ha un’energia incredibile e un pubblico molto aperto alla musica dal vivo. Ho notato che c’è una grande curiosità e un’attenzione particolare all’esecuzione, ai dettagli. È stato emozionante vedere persone che magari non conoscevano il mio lavoro lasciarsi trasportare dalla mia musica. Rispetto all’Italia, ho percepito un approccio meno legato agli schemi e più spontaneo nel modo di vivere il jazz.

Ci sono progetti futuri o collaborazioni a cui stai lavorando e che vorresti anticipare?

Sto sempre lavorando a nuove idee e collaborazioni, ma preferisco parlarne quando si concretizzano. Sicuramente continuerò a portare avanti il tour A Crooner Night e a esplorare nuove possibilità per espandere il mio repertorio.

Descriviti in tre pezzi jazz.

 “Fly Me to the Moon” – Frank Sinatra: Perché rappresenta il desiderio di spingersi sempre oltre, di sognare in grande.
  “Feeling Good” – Nina Simone: Perché racchiude la sensazione di rinascita, di nuova energia e di libertà, che sono elementi fondamentali nel mio percorso.
“I’ve Got You Under My Skin” – Frank Sinatra: Perché ha swing, passione ed eleganza, caratteristiche che cerco sempre di trasmettere nella mia musica.

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