GIOVANNI LEONARDI

GIOVANNI LEONARDI

Giovanni è un artista eclettico nato nel marzo del 1988 a Catania e residente a Strasburgo. Da sempre attratto dal mondo dell’arte visiva e della musica, da oltre dieci anni suona la batteria, un’altra forma di espressione artistica che accompagna il suo percorso creativo. La sua passione per il disegno si è manifestata fin da bambino, quando, influenzato dal manga Dragon Ball, riproduceva le immagini che più lo colpivano. Oltre alla pittura, si dedica occasionalmente alla lavorazione dell’argilla, dando vita a personaggi dal carattere spesso macabro. Dopo aver conseguito il diploma di Maestro d’Arte nel 2007, nel 2009 ha completato gli studi in Grafica Pubblicitaria e Fotografia presso l’Istituto Statale d’Arte di Catania. Negli anni ha trasformato le sue passioni in una professione, grazie alla perseveranza e all’amore per l’espressione artistica. Il suo stile è eclettico, con una predilezione per la pittura a olio, ma ama sperimentare con tecniche miste, combinando acrilici, acquerelli, pennarelli, Uniposca, rapidografi e bombolette spray. Il suo universo artistico è popolato da figure femminili e feline, soggetti che racchiudono profondi significati ancestrali legati all’esoterismo, alla magia, all’amore e a una rabbia pacata. Per Giovanni, l’arte è un linguaggio universale, una forma di poesia visiva capace di comunicare emozioni e concetti che le parole spesso non riescono a esprimere. Ogni sua opera è un frammento della sua anima, un invito a guardare oltre l’apparenza per scoprire la bellezza nascosta e connettersi con la propria umanità più profonda.

Cos’è l’arte per te?

Una volta, la mia professoressa di disegno dal vero mi disse che per esprimersi artisticamente basta saper fare punti e linee, e quindi ogni essere umano può esprimersi attraverso l’arte. Per me, l’arte è un modo per esorcizzare, trasmettere ed emozionare, ma soprattutto per trasformare i sentimenti in qualcosa di tangibile. Va oltre il semplice savoir-faire e l’artigianato, anche se spesso questi mondi si intrecciano. Prima di tutto, però, l’arte è espressione.

La tua passione per la musica e per la batteria influenza in qualche modo la tua pittura?

Sì e no. Per me sono due mondi espressivi quasi separati. Quando il mio animo sta male, non riesco a suonare; al contrario, riesco a dipingere con ancora più intensità. Però la musica ha un impatto sulle mie opere: i suoni che ascolto si riflettono nei colori e nelle forme. Per questo scelgo con cura le playlist che accompagnano il mio processo creativo.

I tuoi soggetti ricorrenti, come figure femminili e feline, hanno un significato personale oltre a quello simbolico?

La figura femminile mi ha sempre affascinato, un po’ come la tauromachia: l’unione tra le sue forme morbide e altre più rigide può creare una grande espressività. I felini, invece, sono un soggetto relativamente nuovo nel mio percorso. Due anni fa, una mia cara amica perse il suo gatto e il suo dolore mi colpì profondamente, quasi tatuandomisi nell’anima. Da allora, dipingere gatti è diventato un modo per esprimere le mie emozioni. Spesso li inserisco su sfondi blu, un colore che per me racchiude gioia, collera e leggerezza insieme.

La tua esperienza nella grafica pubblicitaria e nella fotografia ha lasciato un’impronta nel tuo modo di dipingere?

Bella domanda! Non ci avevo mai pensato, ma sì, credo proprio di sì. Quando costruisco la base di un’opera, utilizzo l’occhio del grafico, cercando una buona simmetria di spazi e forme. La fotografia, invece, mi ha insegnato a creare armonia visiva all’interno della composizione.

Lavori spesso con tecniche miste: cosa ti spinge a sperimentare con materiali diversi?

Sì, moltissimo. Adoro sperimentare, perché mescolando materiali diversi si ottengono spesso risultati sorprendenti. La ricerca e la scoperta sono parte integrante del mio processo creativo.

L’argilla è un materiale che usi solo occasionalmente o pensi di esplorarlo di più in futuro?

L’argilla per me è molto più di un semplice materiale: è terapeutica, perché perdona sempre gli errori. La sua plasticità e consistenza rendono il lavoro quasi meditativo. Purtroppo, però, richiede tempo e spazio, due risorse che al momento mi mancano. Ma ho già in programma un nuovo progetto in cui la utilizzerò di più.

Quanto incide il tuo stato d’animo nel processo creativo? Crei seguendo un’idea precisa o lasci che l’ispirazione guidi il lavoro?

Il mio stato d’animo è parte integrante del mio processo creativo. Di solito parto da un’idea o uno schizzo preparatorio, ma il cuore dell’opera prende forma nel presente, mentre dipingo. Se sono arrabbiato, i colori tendono al blu e al viola con accenti di rosso sangue, le linee diventano più nette e spigolose, e i soggetti più cupi. Se invece sono sereno, uso colori più caldi e vivaci, con elementi vintage e linee morbide, preferendo soggetti armoniosi e leggeri.

C’è un’opera a cui sei particolarmente legato?

Se parli di un’opera non mia, direi Natura morta con costole e testa di pecora di Francisco Goya. Quando l’ho vista dal vivo, è stato uno schiaffo emotivo: un’opera apparentemente semplice, ma carica di un’intensità che esplode al primo sguardo.

Se invece parli di un mio lavoro, direi Orgasmo divino, che raffigura una donna avvolta da un’onda. Al di là del significato, questa opera mi “parla” ogni volta che la guardo, sembra quasi viva.

Hai mai esposto le tue opere in mostre o eventi? Come vivi il rapporto con il pubblico?

Sì, ho esposto spesso. Quando vivevo a Rennes, ero presidente di un collettivo artistico che supportava artisti, soprattutto musicisti. Organizzavamo eventi dove esponevo le mie creazioni, sia fisiche che digitali. A Strasburgo ho esposto in vari spazi culturali, bar e ristoranti particolari. In Italia non ancora, ma l’anno prossimo sarò a Torino per una mostra di un mese.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Ci sono nuove sperimentazioni artistiche che vorresti esplorare?

Sì, da qualche tempo mi sto dedicando al tatuaggio. Nei miei studi ho lavorato molto con la serigrafia, che è un linguaggio visivo non troppo distante dal tatuaggio. Mi affascina l’idea che l’opera si evolva nel tempo, trasformandosi con la pelle di chi la porta.

Comments

No comments yet. Why don’t you start the discussion?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *