IANA LUNGU

IANA LUNGU

Iana , nata e cresciuta in Moldavia, ha trovato nella musica un rifugio e un potente mezzo di espressione fin dalla prima infanzia. Cresciuta in un contesto in cui l’industria musicale era quasi inesistente e le opportunità per gli artisti emergenti limitate, ha coltivato con determinazione la sua passione. A soli quattro anni, si lasciava trasportare dalle melodie della sua artista preferita, dimostrando già un forte legame con la musica. A 12 anni inizia il suo percorso formativo con lo studio del violino, affinando tecnica e sensibilità musicale. La sua ricerca artistica la porta, a 20 anni, a trasferirsi in Italia per motivi di studio. Qui decide di approfondire il canto moderno presso l’Accademia Superiore di Canto di Verona, dove sviluppa ulteriormente il suo talento e scopre una profonda attrazione per il jazz, un genere che la conquista e le permette di esprimere al meglio la propria personalità artistica. Durante il suo percorso, Iana ha l’opportunità di collaborare con diversi musicisti, prendendo parte alla registrazione di album e partecipando a numerosi eventi culturali e musicali. Si esibisce in contesti prestigiosi, condividendo il palco con artisti professionisti e immergendosi sempre più nell’ambiente musicale italiano. La sua sete di crescita la porta a frequentare incontri jazz con musicisti di alto livello, arricchendo continuamente la sua interpretazione e il suo linguaggio espressivo. Con impegno, passione e una costante ricerca artistica, Iana lavora per realizzare il sogno che l’ha accompagnata sin da bambina: diventare un’artista completa, capace di emozionare il pubblico con la sua voce, la sua presenza scenica e la sua musica, trasformando ogni esibizione in un’esperienza unica e autentica.

Cos’è per te la musica?

Per me la musica è una dimensione senza tempo, senza inizio né fine. È il presente nella sua forma più pura, vulnerabile e priva di ego. È la voce dell’anima, e l’anima è eterna, indistruttibile e priva di razionalità: semplicemente esiste, ovunque, sempre.

C’è un artista o un genere che ha influenzato particolarmente il tuo percorso musicale, oltre al jazz?

Ho scoperto la mia sensibilità per il jazz lungo il mio percorso di affinamento musicale, e oggi lo coltivo con cura e passione. Tuttavia, il mio primo amore musicale è stato l’R&B e il pop. La mia principale fonte d’ispirazione è sempre stata Beyoncé: sin da piccola mi ha affascinata con la sua versatilità artistica e le sue straordinarie doti vocali.

Qual è stata l’esperienza più emozionante o formativa che hai vissuto fino ad ora?

Dopo anni di studio e di lavoro dietro le quinte nel mondo dello spettacolo, ho trovato il coraggio di fare un passo avanti e di condividere ciò che avevo maturato nel mio bagaglio musicale. La mia esperienza più emozionante è stata il mio primo concerto live con un quartetto di musicisti. Salire sul palco e trasformarmi in un’artista a tutti gli effetti è stata un’emozione indescrivibile, che ha dato senso a tutto il percorso fatto fino a quel momento ma anche la consapevolezza di cosa sono capace di fare in futuro.

Cosa ti ha spinto a passare dallo studio del violino al canto moderno?

Lo studio del violino mi ha donato una sensibilità profonda verso la musica, sia strumentale che vocale. Mi ha insegnato disciplina, rigore e mi ha affinato l’orecchio musicale. Durante il mio percorso, ho sviluppato una “voce interiore” che mi guidava nell’esecuzione delle note. Con il tempo, quella voce è diventata così forte da non poter più rimanere dentro di me: sentivo il bisogno di esprimermi attraverso il canto. Anche se sapevo di dover affinare la tecnica, ho iniziato a studiare canto moderno, e lì ho avuto la conferma che cantare è ciò che voglio fare nella vita. Ogni traguardo raggiunto, dopo tanto impegno, è stato una gratificazione profonda.

In che modo il jazz ha cambiato il tuo modo di fare musica? Cosa ti affascina di più di questo genere?

Il jazz è tecnicamente complesso: richiede una comprensione avanzata dell’armonia, della modulazione e di ritmiche sofisticate. Prima di avvicinarmi a questo genere, seguivo una struttura musicale fissa e prestabilita. Con il jazz, invece, ho scoperto l’improvvisazione e il dialogo costante tra i musicisti. Non si tratta solo di cantare una melodia, ma di interpretarla con creatività, modificando armonie e timbri in tempo reale. Questo lo rende una sfida continua e una straordinaria opportunità di crescita. Mi affascina la libertà espressiva che offre, la connessione emotiva e la possibilità di raccontare storie universali come l’amore, la perdita e la gioia.

C’è un momento in cui hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?

Essendo una persona esigente e perfezionista, ho incontrato molti ostacoli lungo il mio percorso. Ho dovuto accettare i miei difetti per poterli correggere e trasformare i miei limiti in alleati, non in nemici. Ogni volta che cadevo, un piccolo successo mi spingeva ad andare avanti, dimostrandomi che i miei sforzi non erano vani. Ricevere l’approvazione di figure di riferimento e vedere l’emozione del pubblico quando canto mi ha confermato che questa è la mia strada. Non cerco la perfezione, ma il successo inteso come realizzazione personale e artistica.

Quando canti o componi, cosa cerchi di trasmettere al pubblico?

Per me, i veri artisti sono quelli che, di fronte al pubblico, si spogliano di sé stessi e diventano “servitori” della loro anima, donandola senza riserve. Il mio obiettivo è creare emozione: desidero che chi mi ascolta si senta toccato nel profondo, che possa riconoscersi nelle storie che racconto e portare con sé un frammento di quella verità emotiva.

Hai un rituale o un’abitudine prima di salire sul palco?

Prima di esibirmi, vengo travolta da un vortice di emozioni che, a volte, mi fanno sentire impotente. In quei momenti, chiudo gli occhi e ricordo perché ho iniziato questo percorso e come, dieci anni fa, sognavo di essere esattamente dove sono ora. Quella consapevolezza trasforma la paura in potere. Una volta sul palco, il mio ego si dissolve: divento la mia voce, mi lascio trasportare dalla musica e dalle emozioni dei brani. È in quel momento che avviene la magia.

Quali sono i tuoi prossimi progetti o sogni nel cassetto?

Ho sempre avuto una grande passione per il teatro e il cinema, e uno dei miei sogni è partecipare a un musical. Credo che la fusione tra espressività vocale, corporea e teatrale sia un’esplosione d’arte straordinaria. Un progetto più concreto, però, è formare una band stabile con cui scrivere brani originali e portare la mia musica in giro per il mondo, emozionando e lasciandomi emozionare.

Descriviti in tre pezzi jazz.

“Black Coffee”“Fever”“My Baby Just Cares for Me”.

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