Jessica, in arte Inartejess, è un’artista autodidatta che esprime il suo universo visivo attraverso la pittura acrilica su supporti diversi. Il suo stile si distingue per tratti irregolari, gesti liberi e campiture astratte e materiche, dando vita a opere che sono frammenti della sua interiorità. Ogni tela diventa un modo per tradurre in colore emozioni e pensieri che spesso non trovano voce. Il suo linguaggio pittorico nasce da un’urgenza espressiva: ogni segno è una traccia emotiva, ogni strato di colore è una voce che affiora dal silenzio. Con un approccio istintivo e non razionale, esplora il confine tra caos e armonia, lasciando che la materia si muova liberamente sulla superficie. Si ispira alle emozioni quotidiane, ai dettagli invisibili e al suo personale modo di interpretare ciò che accade dentro di sé. La sua arte non cerca la perfezione, ma l’autenticità: stratificazioni, pause, esplosioni e silenzi si intrecciano in un dialogo pittorico intenso e vibrante. Il suo lavoro si colloca tra espressionismo astratto, pittura gestuale e astrazione lirica, con una costante ricerca del ritmo visivo. Non rappresenta, ma evoca. I suoi dipinti sono paesaggi interiori, memorie in movimento, tensioni che si dissolvono nel colore, come una danza interiore che prende forma sulla tela. L’arte per Jessica è indissolubilmente legata alla musica: ogni suo quadro è accompagnato da un brano musicale, fondendo due mondi che per lei rappresentano vita, passione e linfa vitale. La sua passione per la pittura è emersa grazie a due incontri significativi. Il primo, tre anni fa, durante un percorso interiore che l’ha portata a riscoprire la sua passione d’infanzia per l’arte. Tuttavia, un periodo burrascoso le ha impedito di proseguire. Tre anni dopo, il destino ha riacceso quella fiamma grazie a Renzo, un paziente che ha conosciuto mentre lavorava come OSS in cardiologia. Uomo colto e amante dell’arte, Renzo ha saputo ispirarla profondamente. Incoraggiata dalla sua passione e dal dono di quattro tele e colori, Jessica ha ripreso a dipingere senza più fermarsi, trasformando ogni giorno in un’opportunità per creare e raccontarsi attraverso il colore.
Cos’è per te l’arte?
L’arte, per me, è vita, bellezza, amore, passione, emozione, libertà, colore. L’arte è il mio rifugio da un mondo che, a volte, mi ha deluso e non mi piace. Nella mia stanza, dove dipingo, posso rinchiudermi in una bolla protetta e sono libera di sognare, viaggiare, esprimere le mie emozioni attraverso la pittura o con altri materiali. L’arte mi dà ossigeno, mi dà energia.
Come senti che il tuo stile si è evoluto da quando hai iniziato a dipingere? Ci sono stati momenti di svolta particolari nel tuo percorso?
Il mio stile si è evoluto col tempo e si evolverà ancora. All’inizio c’era solo l’urgenza: un bisogno viscerale di liberare ciò che non trovava parole. I segni erano più istintivi, quasi grezzi, ma già portavano dentro quella tensione emotiva che ancora oggi guida il mio gesto. Col tempo ho imparato ad ascoltare di più il silenzio tra un segno e l’altro, a dare spazio anche all’assenza, alla pausa. La materia ha iniziato a parlarmi in modi nuovi, e io ho cominciato a fidarmi di ciò che affiorava senza forzarlo. Credo che la mia pittura sia diventata più consapevole, ma senza perdere quell’istinto che resta il cuore pulsante del mio lavoro. Ci sono stati momenti di svolta, sì, ma non sempre nitidi. A volte un passaggio si è compiuto nel mezzo di una crisi creativa, o dopo aver toccato un’emozione troppo forte per restare ferma. Altre volte è stato l’incontro con un materiale diverso, o un gesto inaspettato, a spingermi oltre. Ogni tela è stata una tappa, ma alcune mi hanno cambiata dentro: mi hanno insegnato a lasciare andare il controllo, a danzare davvero con il colore, con il caos, con me stessa.
Scegli i colori in base a uno stato d’animo specifico o lasci che sia il processo creativo a guidarti? C’è una palette che senti più tua?
Quando coloro mi disconnetto dal mondo. Non scelgo i colori: sono loro che scelgono me. Sicuramente, le emozioni che vivo in quel momento dettano la scelta impulsiva e irrazionale verso determinati colori. Adoro immergermi nei colori in tutti i sensi: sporcarmi le mani, colorare con le dita, con i piedi e non solo. Sentire il colore fondersi con me e con la tela. Il colore che cambia sfumatura è un’emozione unica.
Ci sono artisti o movimenti che ti hanno influenzato o trai ispirazione solo dal tuo vissuto?
Due artisti che amo molto sono Banksy e Klimt. Banksy, perché con la sua arte lancia messaggi importanti che ti fanno riflettere. La ragazza con il palloncino è la sua opera che amo di più e che ho riproposto anche nei miei quadri, dandole però un altro significato. Per me rappresenta il saper lasciare andare: lasciare andare il passato, le persone, le cose… E molte volte non riusciamo a farlo, rimanendo imprigionati in una vita a metà. L’altro artista è Klimt. Adoro tutti i suoi quadri, ma i miei due preferiti sono Il bacio e Danae. Ultimamente, nei miei quadri è entrato in maniera dirompente il colore oro e le foglie d’oro. Non so perché, ma come effetto mi piace molto. Sicuramente il mio amore per Klimt ha fatto la sua parte.
Come scegli il brano musicale da associare a ciascun quadro? Il rapporto tra arte e musica è più istintivo o ragionato?
Arte e musica, per me, viaggiano assieme. La musica è vita, linfa, emozione, vibrazione. Non riesco a stare senza. Quando dipingo, ascolto sempre musica, quasi sempre italiana. Le canzoni che scelgo dipendono sicuramente dal mio umore. Se un quadro non mi riesce, allora vado alla ricerca di una canzone, magari che non ascoltavo da tempo e che mi smuove qualcosa dentro. Ogni quadro lo associo sempre a un brano musicale, perché voglio che, quando le persone lo guardano, capiscano cosa voglio comunicare. Voglio trasmettere tutte le emozioni che ho provato, sia con la pittura che con la musica. Li faccio immergere a 360 gradi nel mio mondo.
Il gesto e la materia sono centrali nel tuo lavoro. Hai mai sperimentato materiali diversi o tecniche miste oltre l’acrilico?
Dipingo con colori acrilici, ma adoro sperimentare ogni tipo di materiale. Mi rilassa moltissimo dipingere con l’acquerello. Infatti, quando sono fuori casa, ho sempre con me l’acquerello tascabile, e mi metto a colorare ovunque. Non riesco a stare senza dipingere o disegnare. Mi rilassano molto le pennellate dolci e leggere sul foglio, i colori tenui e le bellissime sfumature. Ho sperimentato un po’ il das e ho realizzato qualche lavoretto e una piccola scultura. Utilizzo molto anche gli spray. Sto seguendo un corso sulla resina: è un mondo interessantissimo. Mi piacerebbe fare un corso sul legno o su altri materiali, imparare qualche tecnica pittorica, essendo autodidatta. Bisogna cercare sempre di migliorarsi.
I tuoi dipinti raccontano molto di te. Ti è mai capitato che qualcuno interpretasse un tuo quadro in un modo completamente diverso da come lo avevi immaginato?
L’unica routine è che ultimamente dipingo ogni giorno. È diventata una valvola di sfogo: le emozioni che accumulo escono e vanno sulle tele. Io sono poco razionale nella pittura, forse perché lo sono troppo nella vita. Molte volte rientro a casa e, con ancora la giacca addosso, vado direttamente nella mia stanza e inizio a dipingere. Stacco la spina e non connetto più con nessuno. Ho sporcato non so quanti vestiti, giacche, scarpe. Ora sto imparando a cambiarmi prima… forse questa sarà una buona routine da mantenere. Ma spesso c’è qualcosa di più forte di me che mi chiama in quella stanza, anche solo per fare una pennellata o guardare i quadri. Quando dipingo, la mia testa non c’è: viaggia. Inizio a sporcare il pavimento, mi sporco le mani, i piedi… cammino per casa fino a che il quadro non mi soddisfa. Quando ho finito di dipingere, mi rendo conto del disastro che ho fatto… colore ovunque. È una necessità, o forse è un mio rituale.
Dipingi ogni giorno: hai un rituale o una routine specifica che accompagna il tuo processo creativo?
Sì, è capitato, e la cosa mi piace moltissimo. Come esiste la libertà di espressione, c’è anche la libertà di immaginazione e di confronto. Come diceva Alda Merini: “Anche se la finestra è la stessa, non tutti quelli che vi si affacciano vedono le stesse cose. La veduta dipende dallo sguardo…”. Lo stesso vale per l’arte, per i quadri, per una scultura… Ognuno è libero di vedere e immaginare ciò che vuole in una creazione.
Hai mai esposto le tue opere in mostre o eventi? Come vivi il rapporto con il pubblico e le loro reazioni?
Ad aprile sarà la prima volta che esporrò i miei quadri, e lo farò a Trieste. Poi, a settembre, ho un’altra mostra a Roma. Quest’anno vorrei partecipare anche ad altri eventi organizzati sul mio territorio, nella provincia di Udine.
Hai qualche progetto artistico in cantiere, come una mostra, una collaborazione o un nuovo approccio alla pittura?
Ho in mente un bel progetto artistico che unisce le mie più grandi passioni: l’arte e la musica. Arte e musica sono linguaggi universali che fanno smuovere emozioni, evocano ricordi e ti trasportano in mondi immaginari. È una combinazione perfetta. Vorrei collaborare con qualche altro artista e musicista. Ma sicuramente ve ne parlerò appena riuscirò a realizzarlo. Come nuovo approccio alla pittura, unirò le conoscenze che sto acquisendo sulla resina ai miei quadri… e non solo.
Se dovessi descrivere la tua arte con una sola parola o una frase breve, quale sarebbe? Cosa speri che chi osserva i tuoi quadri possa sentire o comprendere?
Tu chiamale, se vuoi… Emozioni! Non posso che citare una frase di una canzone del grande Lucio Battisti. Vorrei che le persone, guardando i miei quadri, si emozionassero. Che ritrovassero le mie emozioni: la rabbia, il dolore, la gioia, l’amore, la nostalgia, la paura. Che si immergessero dentro. La vita è arte: un’immersione di emozioni, colori e note.
Descriviti in tre colori.
ORO: tutto ciò che brilla mi affascina, sono come la gazza ladra.
ROSSO: passione per la vita, per la pittura, per la musica.
VIOLA: colore della creatività, dell’anima





