MARIKA DI MASO

MARIKA DI MASO

Marika, nata a Bari il 7 giugno 1998, è una scrittrice e poetessa emergente. Attualmente studia presso l’Università degli Studi di Bari, nella facoltà di Lettere, dove coltiva la sua passione per la letteratura e la scrittura. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo racconto storico, Non dimentico il mio nome, un’opera che ha ricevuto riconoscimenti significativi, tra cui una presentazione a Sanremo e un articolo dedicato sulla Gazzetta. La sua produzione letteraria le ha permesso di distinguersi in numerosi concorsi, ottenendo premi prestigiosi come il Premio Seneca e il Trotsky Café Chantant per la poesia. Attualmente è impegnata nella stesura di una raccolta poetica che esplora le passioni umane più profonde e contrastanti: l’amore e il dolore. Oltre alla scrittura tradizionale, si dedica anche alla poesia performativa e improvvisata, con l’intento di trasformare la poesia da un’arte scritta a un’esperienza viva e coinvolgente, capace di emozionare e coinvolgere il pubblico in maniera diretta. Con il suo lavoro, Marika Di Maso continua a esplorare il potere evocativo delle parole, dando voce alle emozioni umane attraverso la scrittura e la performance.

Quando è iniziato il tuo percorso artistico?

 La scrittura per me è sempre stato un modo per evadere dalla mia vita, ha sempre rappresentato una comfort zone quindi ho iniziato a scrivere quando ero molto piccola. Ho partecipato al mio primo concorso letterario (Ossi di Seppia) nel 2019 e da allora ne sono seguiti tanti altri come: il Trotsky cafè chantant di Parigi a cui sono arrivata prima nel 2020; il premio Seneca, a cui partecipo dal 2020 e da cui ho ricevuto numerosi riconiscimenti tra cui il Premio città di Bari di quest’anno. Nel 2020 ho pubblicato il mio primo racconto storico intitolato “Non dimentico il mio nome” che ho presentato a Casa Sanremo e su Telebari.

Il tuo racconto storico “Non dimentico il mio nome” ha ricevuto importanti riconoscimenti. Cosa ti ha ispirata a scriverlo e quali tematiche affronta?

 Con il mio racconto storico non ho mai partecipato a concorsi letterari per evitare che fosse strumentalizzato. L’ispirazione per questo racconto l’ho maturata dopo un viaggio con il treno della memoria, di fatti è basato sulla seconda guerra mondiale ma non sul lato militante, di cui comunque vi sono accenni, ma sul piano umano.

La tua raccolta poetica esplora il contrasto tra amore e dolore. In che modo questi due sentimenti si intrecciano nella tua scrittura?

 La raccolta mia raccolta poetica nasce dal voler dar voce all’amore e al dolore, due sentimenti che tendono a controllare, manovrare e muovere la vita umana. Nella mia scrittura, in una parte iniziale, affronto queste tematiche separatamente cercando di intendere l’una e l’altra in modo pragmatico quasi scientifico, per questo la mia raccolta poetica è accompagnata da spezzoni antologici che introducono ogni componimento. Nella parte finale, invece, amore e dolore si intrecciano quasi naturalmente poiché ogni nostro affetto, ogni nostra maschera sociale si nutre del connubio tra ciò che desideriamo e amiamo e ciò che ci impedisce di raggiungere la versione migliore di noi stessi e della nostra vita causandoci dolore. La raccolta è composta anche di alcuni spazi bianchi in cui invito il lettore a fare delle sue considerazioni per aiutarlo nel processo di ricerca e riconoscimento di sé.

Hai vinto premi prestigiosi per la poesia. C’è un componimento a cui sei particolarmente legata? Se sì, perché?

Sono legata quasi a tutti i miei componimenti, ognuno di essi parla della mia vita. Dei miei momenti di buio e di luce ma il componimento a cui sono più legata, stranamente, non riguarda me in prima persona ma mia sorella ed il conflitto continuo che vive contro sé stessa, il suo titolo è “Ricordi di te bambina” ed è una poesia non nata per la carta ma per la performace. Sulla carta le parole possono cambiare in base all’interpretazione del lettore, con la poesia performativa questo non avviene perché è l’autore a deciderne intonazione e chiave di lettura, per questo ho scelto di rendere questo componimento solo nel campo performativo, non volevo che fosse viturpato in nessuna maniera.

Ti dedichi anche alla poesia performativa e improvvisata. Qual è la differenza principale tra scrivere una poesia e portarla in scena?

Quando si scrive un componimento su carta, spesso, si tende a renderlo artificioso ed aulico, almeno per me è così, e finisce per essere incastonato nell’accademicità. Per la poesia performativa è diverso, sono testi scarni, nudi, crudi, spesso ricchi di linguaggio contemporaneo e questo li rende la vera voce del nostro tempo. In più, nella poesia performativa, si possono anche introdurre vocalismi intonati che rimandano a determinate emozioni. Bisogna inoltre ricordare che la poesia nasce orale e con la poesia performativa si recupera questa dimensione soprattutto viene recuperata la dimensione dell’improvvisazione che è una grande sfida per noi scrittori, ci spinge a trattare temi scelti dal pubblico e a doverli articolare in poco tempo.

C’è un poeta o una poetessa che ha influenzato particolarmente il tuo percorso artistico?

I poeti e gli scrittori che mi hanno influenzata sono molteplici ed appartenenti ad epoche diverse, tra i principali vi sono: Shakespeare, Dante, Baudelaire, D’Annunzio e Pirandello.

Come nasce un tuo testo? Parti da un’emozione, un’immagine o un suono?

I miei testi nascono da intuizioni. Ho sempre creduto di avere nel cervello una sorta di sottotesto che mi aiuta a decifrare sensazioni e situazioni.

Qual è la sfida più grande che hai affrontato come scrittrice e poetessa?

La sfida più grande che ho affrontato è stata entrare nel mondo dell’improvvisazione, questo mi ha aiutata a superare la mia paura del palcoscenico e a mettermi in gioco con il mio talento.

Hai dei rituali o delle abitudini particolari quando scrivi o componi?

Quando scrivo tendo ad isolarmi spesso anche in modi estremi. Di solito utilizzo cuffie e musica classica, altre vado in una campagna sperduta o su una spiaggia, altre ancora, e credo che siano le più drastiche, parto in solitudine. L’ultima volta che ho affrontato un ritiro compositivo, così tendo a chiamare questi momenti, sono partita per assisi ed ho scalato l’eremo a piedi ed una volta li ho iniziato a scrivere poesie spirituali.

Qual è il messaggio che speri di trasmettere con la tua arte?

Con la mia arte cerco di riportare in vita la poesia e la narrazione in modo tale che non si creda più che siano campi morti in quanto ogni tema è già stato abbondantemente navigato dai miei antenati colleghi. La poesia e la narrazione hanno ancora molto da trasmetterci, basti pensare a come si è modificato e si continua a modificare il genere thriller, fantasy o rosa.

Guardando al futuro, c’è un progetto letterario o performativo che sogni di realizzare?

Guardando al futuro, vorrei riuscire a pubblicare, tutti i progetti letterari che ho nel cassetto, con grandi case editrici e mi piacerebbe portare la mia poesia performativa nei teatri o nei talent show televisivi.

Descriviti in tre libri.

I libri che più mi rappresentano sono:

Il conte di Montecristo, per la sua voglia di rivalsa su un mondo che gli ha voltato le spalle;

Uno, nessuno e centomila, per la disgregazione dell’io in quanto mi sono sempre trovata a dovermi curare da momenti di dubbio che mi hanno portata a chiedermi se questa sia la mia strada o chi io sia realmente;

Romeo e Giulietta, perché ho un animo romantico e sogno un amore totalizzante.

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