Miriam (1979), ispanista, è nata e cresciuta a Bologna, ha due figli e ama raccogliersi frequentemente passeggiando e fotografando la Natura. Da queste medit-azioni estetico-spirituali sono nati alcuni Progetti e mostre fotografiche. Curiosa e attenta alle Letterature tutte e alle Arti in generale, segue un proprio percorso di letture e approfondimenti, e scrivendo mette a fuoco le proprie esperienze, cercandone e restituendone l’essenza profonda e risonante, e la propria visio mundi. Ha recentemente curato per le Edizioni Bibliotheka il volumetto “Nella morte o nel bacio. Dieci poesie e due poemi di Pedro Salinas”. Ha diretto l’Officina Culturale di Livergnano assieme all’ambientalista e scrittore Loris Arbati e il Giardino di Parole a Bazzano in Valsamoggia con Roberto Cerè. Ha pubblicato otto libri di poesia, nei quali tende sempre alla massima concentrazione, ed è presente in numerosi blog e riviste specializzate con testi, interviste, traduzioni dallo spagnolo e rubriche di sua mano. Compare nell’Atlante voci poesia, curato da Giovanna Iorio. Suoi testi sono stati accolti in Agende, Annuari, e Calendari artistici. Attualmente collabora con la rivista d’Arte indipendente Millecolline e lavora ad un proprio Progetto creativo legato alla fotografia e ai complementi d’arredo. Ha un canale YouTube, un profilo su Facebook e Instagram, e un sito-blog. Crede nel potere e nel valore della gentilezza, dell’autenticità, e della condivisione costruttiva. Persegue la Bellezza con determinazione quotidiana.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è una delle possibili risposte dell’uomo alle sfide, le proposte, le ferite e le meraviglie infertegli dalla vita, dal transitare sulla terra. Ė quello che, dopo aver attraversato l’animo dell’artista, viene restituito sotto forma di colori, forme, gesti, melodie, manufatti, poesie, eccetera. L’arte è quindi a mio avviso quel “linguaggio” tipicamente umano che unisce le varie intelligenze che ci abitano. L’arte può generare gioia e soddisfazione sia in chi ne è l’autore sia in chi ne è il fruitore. Essa è anche la testimonianza dell’incredibile varietà delle sfumature circostanziali dell’animo umano, così come la Natura è la prova sempre verificabile dell’infinita fantasia Creatrice.
Le tue passeggiate nella natura sembrano essere una fonte essenziale di ispirazione per le tue foto e poesie. C’è un luogo specifico che senti particolarmente tuo?
L’ambiente che sento più mio è il bosco. Se mi chiedete di un luogo specifico indicherei i dintorni più prossimi della casa collinare di mio padre, che si trova un po’ fuori Tolè, casa dove ho trascorso lunghi periodi da quando ero ragazzina, e dove sono nate molte mie poesie e moltissime mie foto. C’è poi il luogo interiore, lì dove abita e agisce, respira e cresce la co(no)scenza di sé e del proprio vissuto (emotivo, intellettivo, spirituale): questo è in realtà lo spazio più propriamente mio.
Hai curato un volume di poesie di Pedro Salinas. Cosa ti ha affascinato maggiormente della sua poetica?
Come ho cercato di delineare nelle prefazione al libro, quello che più mi colpì di Salinas fu la sua tendenza ad una scrittura dialogica, irrorata di sentimenti e idee, spesso resi in modo arguto e immaginifico. Le sue poesie piacciono molto anche per ciò che esprimono riguardo la concezione della coppia: egli ha cantato infatti la forza e la bellezza della sua amata, sottolineando il potere rinvigorente dell’incontro amoroso con una dedizione e una capacità modulatoria notevolissimi, in uno stile certamente suggestivo e poetico ma al contempo non troppo ermetico o disorientante: dopo un po’ che si frequenta la sua scrittura, infatti, si scoprono lessemi e figure retoriche ricorrenti, nodi tematici che si rincorrono e dipanano come nubi nel cielo cangiante dell’esperienza umana.
La tua scrittura mira alla massima concentrazione. Come riesci a bilanciare la sintesi con la profondità delle emozioni che desideri trasmettere?
Come ci riesco, non saprei. So che mi viene naturale la sintesi, e che non ho bisogno di tante parole per esprimere lo stato del momento, o un dato pensiero o sentimento. Detesto la banalità, la confusione, l’ovvietà, la vacuità. E il mio lavoro artistico ne è, spero, la prova.
C’è una poesia o un libro, tra quelli che hai pubblicato, a cui sei particolarmente legata? Se sì, perché?
No, non c’è un libro a cui darei un’importanza maggiore rispetto agli altri. Ognuno di essi è un “mondo” lungamente pensato, voluto e poi donato. E anche riguardo alle singole poesie, non saprei proprio quale eleggere: ogni testo è un corpus di parole e suoni ben pesato e “motivato”. Credo che saprei però rispondere senza sforzo a specifiche curiosità del lettore sulle singole raccolte o sulle singole poesie a seguito del suo venire a contatto con la mia scrittura. Avanti, dunque!
Come è nata l’idea di unire la fotografia ai complementi d’arredo nel tuo Progetto creativo?
Quando vado in un locale pubblico o in case private mi viene d’istinto valutare l’arredamento dei muri, e così tempo fa ha preso forma in me l’idea di “dire la mia”: produrre qualcosa che potesse appunto arredare tali spazi. Attraverso i foto-quadri desidero offrire il mio sguardo poetico, il mio tocco artistico, il mio contributo alla bellezza e alla pace nel mondo.
Hai collaborato con realtà culturali come l’Officina Culturale di Livergnano. Qual è stata l’esperienza più significativa in questo percorso?
Direi il ritrovarmi ogni mese nello stesso luogo iniziando a ringraziare i convenuti e presentando l’ospite della serata, di fronte ad una platea interessata che si faceva via via più familiare. Ringrazio Loris Arbati per avermi coinvolta in queste attività, dandomi fiducia e responsabilità, e per essersi confrontato con me su tante questioni di comune interesse.
Il tema della gentilezza è molto presente nel tuo approccio alla vita e all’arte. Come riesci a comunicarlo nelle tue opere?
Nella gentilezza con cui trattiamo gli altri c’è moltissimo di noi, così come nel fiorire di foglie e fiori di queste settimane c’è moltissimo della primavera. Lo sguardo, la parola, la postura gentile hanno un grande potere rasserenante, emolliente. Ed io cerco di portare questa dolcezza e questo desiderio di cose buone anche nel mio lavoro artistico, nel modo in cui leggo e scrivo poesie, nel modo in cui guardo, catturo e presento pubblicamente i miei scatti fotografici. Occorre tornare al più presto e nel modo più ampio e diffusivo possibile ad una risignificazione e reintronizzazione del Rispetto quale valore cardine di un’esistenza che tutti desideriamo, credo, eticamente ed esteticamente bella.
La tua passione per la letteratura spagnola è evidente. Quali autori, oltre a Salinas, hanno influenzato maggiormente la tua scrittura?
Essendomi abilitata all’insegnamento dello Spagnolo, ho dovuto approfondire e ripassare più volte le opere letterarie e gli autori canonizzati di tale lingua. Di Pedro Salinas ho letto l’intera produzione poetica (e non solo poetica), ma ovviamente questo non è possibile farlo per tutti gli autori che ci toccano e ci risuonano. Io sono di animo versatile, curioso, amo studiare e approfondire a modo mio, ma anche variare, spaziare, riflettere su tematiche esistenziali che vengono trattate dagli autori più diversi e lontani, storicamente o geograficamente parlando. Ho conosciuto e molto amato certamente la letteratura francese, ma anche studiato o preso in prestito bibliotecario libri di altre culture e tradizioni. E tutto quello che imparo o apprezzo va misteriosamente ad influenzare il mio sentire futuro, non c’è dubbio. Citerei comunque, oltre a Salinas, quanto a influenze o affinità maggiori, la Dickinson, Ungaretti e la Pozzi.
Come scegli i soggetti delle tue fotografie? Segui l’ispirazione del momento o hai un’idea precisa prima di scattare?
Generalmente vado a ispirazione e a istinto, fotografo angoli del quartiere, della città, o della natura in cui mi sto muovendo. Avendo però iniziato a fare mostre, mi sono ritrovata a riordinare le foto in cartelle tematiche e in Progetti fotografici specifici, come quello sulle “Ragnatele”, quello su “Riflessi ed ombre”, quello sugli “Alberi tras-figurati” o quello sui “Cieli-visti-dalla-mia-finestra” eccetera…
Quali sono i tuoi obiettivi futuri come poetessa e fotografa? Hai qualche progetto particolare a cui stai lavorando?
Sto lavorando alla mia nona raccolta poetica e a nuove mostre fotografiche: lineare, direi. La mia speranza è evidentemente quella di continuare a creare, essere libera e in forze per farlo e per rispondere ad eventuali inviti, collaborazioni, progetti lavorativi che ne potessero scaturire. Il mio desiderio profondo è però più specificatamente quello di far incontrare l’offerta con la domanda, cioè quello di riuscire a far conoscere le mie opere per raggiungere non tanto un maggior numero di pubblico tout court, quanto quelle anime che ne potrebbero beneficiare in qualche modo, quelle che ne hanno sete, oserei dire. Quelle che le troveranno belle e significative, come io stessa mentre ci lavoro.








