NICOLE MONTELLI

NICOLE MONTELLI

Nicole è una pittrice, cromoterapeuta e decoratrice, ma soprattutto un’anima inquieta e poliedrica, sempre sospesa tra la ricerca e la sperimentazione. Amante della pioggia, dei lupi, delle persone gentili e del blues, trova nell’arte il suo rifugio sin dall’infanzia, quando i suoi lunghi boccoli rossi e il suo comportamento fuori dagli schemi la rendono un’osservatrice silenziosa piuttosto che una partecipante attiva alla realtà circostante. Ribelle per natura, rifiuta ogni formazione artistica accademica, scegliendo di esplorare la creatività senza vincoli. “Tra le righe non ci so stare”, afferma, “preferisco danzarci sopra, a ritmo di beata sregolatezza.” Questa libertà si riflette nelle sue opere, dove materia e luce, energia ed emozione si mescolano in un equilibrio tra armonia ed eccesso. Il colore diventa il suo linguaggio segreto, un mezzo catartico per tradurre stati d’animo e memorie sulla tela. Uno dei suoi soggetti più ricorrenti è il clown, simbolo di una malinconia intrisa di bellezza, metafora di quell’equilibrio precario che ognuno deve trovare nella vita. I suoi nudi, invece, esibiscono una sensualità imperfetta e sfacciata, che chiede rispetto e accettazione. Per Nicole, la pittura è anche terapia: ogni colore possiede una frequenza capace di riequilibrare corpo e spirito. Da questa convinzione nasce il metodo “In Me”, un percorso personale che intreccia arte e cromoterapia per favorire l’armonia interiore. Attraverso l’uso consapevole dei colori, guida le persone in un viaggio di trasformazione emotiva e creativa. Attualmente sta scrivendo un libro su questa esperienza, un racconto che fonde teoria, pratica e storie vissute, per dimostrare come il colore possa influenzare profondamente la vita quotidiana. Il progetto Paint Your Event porta la sua arte in eventi dal vivo, trasformando ogni momento in un’opera in divenire, in cui il colore si fa esperienza e racconto. Si perde nei colori. Gioca, si ritrova, poi si smarrisce ancora. Nicole è la sua miglior amica e la sua peggior nemica. Dipinge per difendersi dal mondo e, soprattutto, da sé stessa. Per legittima difesa. E mentre le tonalità danzano tra le sue dita, lei continua a cercarsi. Forse per perdersi di nuovo. Forse per trovarsi, una sfumatura alla volta.

L’arte è il tuo rifugio da sempre. Qual è stato il momento in cui hai capito che non potevi farne a meno?

Da bambina ero particolarmente timida e sensibile, soffrivo già di ansia e mi sentivo diversa, come se non riuscissi a trovare il mio posto nel mondo, come se fossi sempre “l’imbucata della festa”, e, pur riconoscendo di essere una persona estremamente fortunata, è così che mi è capitato di sentirmi innumerevoli volte, anche una volta cresciuta. Ancora oggi, seppur di rado, mi capita. L’arte è spontaneamente diventata una compagna di viaggio, che (come tutte le cose che mi interessano) ho preso e mollato mille volte. Ho capito che per me era una vera e propria cura, in un periodo in cui uscivo da una convivenza che aveva spento in me ogni slancio, senza la minima fiducia in me stessa e con l’anima vuota. Avevo bisogno di una piccola rivoluzione gentile, ho ricominciato a fare tutte le cose che avevo smesso di fare in quella casa e, quando ho ripreso in mano i pennelli e toccato di nuovo la tela, ho visto come il colore riuscisse a liberarmi e a restituirmi pace.

Il colore è il tuo linguaggio segreto: esiste una tonalità che senti più affine a te in questo momento della tua vita?

Il colore che, in generale, sento più affine a me è sicuramente il nero, essendo in costante ricerca interiore e introspezione, lo percepisco come il mio spazio di tranquillità e contemplazione. Mi permette di “staccare” dal rumore esterno. In questo particolare momento, fatto di tanti piccoli progetti da realizzare e corse contro il tempo, mi risuonano anche il verde e il blu. Il primo perché mi aiuta a sentirmi radicata. Il secondo perché, come sempre, ha un effetto calmante e mette pace tra me e la mia ansia.

Il clown è una figura ricorrente nelle tue opere. Qual è il legame profondo che ti unisce a questa immagine?

Il clown, per me, rappresenta l’umanità nella sua forma più sincera e vulnerabile. Sono una romantica, e vedo una malinconia nell’immagine del clown, ma anche una bellezza profonda, che parla di maschere e verità, di gioia e di dolore. Mi unisce a lui il bisogno di abbracciare la mia fragilità, di fare pace con la mia imperfezione e di ridere nonostante tutto. È un’icona che mi ricorda che nella vita, il tragico e il comico vanno sempre a braccetto e che non si può apprezzare una risata se non si conosce il pianto.

Hai scelto di non seguire un percorso accademico tradizionale. Pensi che questo ti abbia dato maggiore libertà o ci sono stati momenti in cui hai sentito il peso di questa scelta?

Non seguire il percorso tradizionale è stata una scelta di libertà. In alcuni momenti mi sono chiesta se fosse la strada giusta, ma ogni volta che la vita mi ha messo alla prova, ho sentito di essere rimasta fedele a me stessa. La libertà di essere fuori dagli schemi è stata sempre la mia forza, ma anche una battaglia con me stessa. La scelta di non conformarmi ha inciso molto sul mio percorso artistico e di vita, ma ha anche alimentato la mia creatività, la mia curiosità e la voglia di scoprire chi sono.

La pittura per te è anche terapia. Qual è stato il momento più significativo in cui hai visto il colore trasformare profondamente te stessa o qualcun altro?

Ogni volta che dipingo mi sento trasformata in qualcosa di nuovo. Comunque, nel periodo di cui parlavo prima (quando ho ricominciato a dipingere) ho istintivamente scelto il blu come colore predominante, senza sapere perché. Man mano che dipingevo, ho iniziato a raccontare a me quel che non riuscivo a dire a voce alta. È stato come se il colore avesse aperto una porta dentro di me. Più lo usavo, in tutti i suoi toni, più entravo in contatto con me e più mi sentivo meglio. Non lo vivevo più come un colore freddo, ma come un colore accogliente che mi accompagnava versa una maggiore consapevolezza di me. E ho visto accadere lo stesso in altri. Una donna che ho accompagnato nel suo percorso, con un’autostima particolarmente fragile, aveva un disperato bisogno di giallo. Più lo usava, più sembrava assorbirne l’energia, come se quel colore le ricordasse che meritava di splendere. Alla fine del percorso, il giallo non era solo sulla tela, ma anche nei suoi gesti, nel modo in cui iniziava a guardarsi con più fiducia.

Nel tuo progetto “Paint Your Event” l’arte diventa un’esperienza condivisa. C’è stato un evento che ti ha colpito particolarmente?

Quando qualcuno si rende parte di un processo creativo, arte, musica e persone si fondono in un’unica vibrazione, e ogni evento diventa magico. Paint Your Event lo vivo sempre come un momento di connessione profonda, in cui l’arte fa sì che le persone si aprano, si raccontino, e si sentano vive insieme. Per me è difficile “classificare” gli eventi oppure estrapolare un momento specifico, l’energia che si crea è sempre molto potente, ed ogni evento diventa unico.

Il libro che stai scrivendo unisce arte, cromoterapia e vita vissuta. C’è un aneddoto che ti piacerebbe anticipare?

Posso dirti che “L’armonia dei colori: crescere senza drammi”, titolo che cambierà almeno altre cento volte finché il libro non sarà finito, lo dedico a chi è in cerca del suo posto nel mondo, a chi si è perso e, forse, non sa più cosa cercare e a chi ha vissuto il disordine dentro e fuori, perché anche nel caos, c’è sempre qualcosa che merita di essere scoperto.

Ami la pioggia, i lupi e il blues. Credi che queste passioni si riflettano nei tuoi quadri?

Sì, sicuramente. La pioggia, con la sua malinconia e la sua bellezza, porta un senso di introspezione che spesso ritrovo nelle sfumature dei miei quadri. I lupi, simbolo di libertà e solitudine, sono una costante nei miei lavori, così come il blues che mi aiuta a entrare in connessione con le emozioni più profonde. Credo che questi elementi si riflettano nell’atmosfera dei miei dipinti, che cercano di trasmettere quella stessa forza silenziosa, un po’ malinconica, che è anche dentro di me.

Dici di dipingere per legittima difesa. Qual è la battaglia più grande che affronti attraverso i tuoi colori?

La battaglia più grande che affronto è quella con me stessa. La pittura è per me un modo per fare pace con le mie inquietudini, le mie insicurezze, il mio bisogno di accettazione. Dipingere è come respirare: mi difendo dal caos interiore, dalle difficoltà della vita, trasformando il dolore in qualcosa di bello. È il mio modo di non arrendermi.

Ti perdi e ti ritrovi nella tua arte. Credi che esista un punto di arrivo o il tuo viaggio sarà sempre una continua ricerca?

Credo che il mio viaggio sarà sempre in divenire. Ogni quadro, ogni colore mi porta a scoprire qualcosa di nuovo, sia su di me che sul mondo. Non credo ci sia un punto di arrivo definitivo, ma piuttosto un percorso infinito di crescita, esplorazione e ricerca. La bellezza sta nel non sapere mai davvero dove arriverò, ma godermi ogni passo.

Descriviti in tre parole.

“Forte, tosta, indipendente!” vale? Scherzi a parte, è difficile per me darmi delle etichette, sono tante cose! Al momento ti dico: caotica, autentica, testarda. Ma tra dieci secondi ci ripenserò ed entrerò nel mood “avrei dovuto dire altro perché sono anche…” e andrò avanti così per tutta la sera. Oh, che domanda difficile!

2 Comments

  1. Davide

    Bellissimo racconto, dell’artista Nicole Montelli. Complimenti per aver raccontato un eccezionale artista, ma soprattutto un eccezionale persona.

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