La mostra Picasso lo straniero, al Museo del Corso di Roma, non si limita a raccontare la biografia di uno dei più grandi geni artistici del Novecento, ma esplora una dimensione più intima e complessa dell’artista: quella di “straniero”. Curata da Annie Cohen-Solal e Johan Popelard, l’esposizione offre una lettura inedita della vita di Picasso, mettendo in luce come la sua condizione di immigrato, mai completamente assimilato dalla società francese, abbia avuto un impatto profondo sulla sua arte. Nonostante l’immensa fama che l’artista ha conquistato in Francia, dove ha vissuto per gran parte della sua vita, Picasso non ha mai ottenuto la cittadinanza francese, diventando un “estraneo” in una terra che lo ammirava ma che non lo considerava pienamente parte di sé. Questo status, pur essendo un aspetto burocratico, ha avuto per Picasso un significato profondo, segnando una costante riflessione sul concetto di appartenenza e identità. La sua opera, quindi, non è solo il frutto di un percorso estetico rivoluzionario, ma una manifestazione di un’interiorità segnata dall’alienazione, dall’estraneità a un mondo che pur lo riconosceva come uno dei suoi massimi rappresentanti.
La mostra, con oltre cento opere tra dipinti, sculture, ceramiche e fotografie, traccia un percorso che ci guida attraverso le tappe fondamentali della carriera di Picasso, ma anche attraverso quelle esperienze che lo hanno portato a riflettere sull’essere “altro”. In particolare, uno degli aspetti più affascinanti di questa esposizione è la sezione che esplora il soggiorno di Picasso a Roma nel 1917, un momento cruciale della sua carriera. In quel periodo, Picasso collaborò con i Ballets Russes di Serge Diaghilev per la creazione del balletto *Parade*, e la sua permanenza nella capitale italiana segnò un incontro profondo con la classicità. La Roma del 1917, con la sua tradizione millenaria, fu un terreno di sperimentazione per Picasso, che cominciò a integrare la monumentale e solenne estetica della scultura classica nel suo linguaggio cubista. Le sue opere di quel periodo, tra cui sculture e disegni preparatori, rivelano un’articolata fusione tra la modernità e la classicità, tra il linguaggio innovativo e i riferimenti al passato.
In mostra si possono ammirare le sculture che Picasso realizzò in quel periodo, ma anche i disegni che preparò per le scenografie del balletto, che offrono uno spunto per riflettere su quanto Roma abbia influenzato l’evoluzione del suo stile. Il contatto con la cultura romana, la visione della classicità, ma anche la sua interazione con le tradizioni del Rinascimento, furono per Picasso un punto di partenza per rielaborare la figura umana, dando vita a forme e strutture che risentono del peso della tradizione, ma anche dell’inventiva di un artista contemporaneo. La ricerca di Picasso per una fusione tra il passato e il presente, tra il sacro e il profano, è evidente in queste opere, che diventano un veicolo di comunicazione tra la sua dimensione di “straniero” e la grande cultura europea. Un altro tema centrale della mostra è il rapporto di Picasso con la ceramica, che ha assunto un ruolo fondamentale nella sua evoluzione artistica. Negli anni successivi alla sua esperienza romana, Picasso si dedicò intensamente alla ceramica, creando una serie di opere che sono tra le più straordinarie del suo repertorio. La ceramica per Picasso non fu solo un mezzo espressivo, ma divenne un terreno per sperimentare forme, colori e temi che riflettevano la sua continua ricerca di nuove vie artistiche. Nel contesto della ceramica, Picasso trasformò oggetti quotidiani come vasi, piatti e tazze in vere e proprie opere d’arte, sfidando le convenzioni tradizionali e ribaltando le distinzioni tra arte “alta” e “bassa”. La sua manipolazione della materia, la sua capacità di dar vita a oggetti che sembrano appartenere al mondo della funzionalità ma che in realtà sono espressioni di un pensiero artistico profondo, è uno degli aspetti più affascinanti della sua produzione. Le ceramiche esposte nella mostra sono testimoni di un artista che, pur rimanendo fedele al suo spirito d’avanguardia, sa guardare al passato con un’originalità mai scontata.
Il percorso espositivo del Museo del Corso è progettato per immergere il visitatore in un’esperienza sensoriale completa. Le opere, esposte in un allestimento che favorisce la fruizione fluida e il dialogo tra le diverse sezioni, sono illuminate con attenzione per enfatizzare la tridimensionalità delle sculture e la profondità delle tele. L’uso dello spazio consente di esplorare non solo l’evoluzione stilistica di Picasso, ma anche le sue inquietudini esistenziali, il suo rapporto con l’identità e l’appartenenza. Ogni opera diventa un pezzo di un puzzle che ci rivela non solo l’artista, ma anche l’uomo, con le sue contraddizioni, le sue solitudini e le sue riflessioni sull’essere “straniero” in un mondo che, pur apprezzandolo, non è mai riuscito a farlo sentire a casa.
In definitiva, Picasso lo straniero non è solo una mostra sull’artista, ma una meditazione sulla condizione dell’immigrato, sull’esistenza di chi vive ai margini e si costruisce un’identità nuova, spesso in conflitto con quella preesistente. La mostra invita il pubblico a vedere Picasso sotto una luce diversa, quella di un artista che, pur avendo rivoluzionato l’arte, ha sempre dovuto fare i conti con la sua solitudine esistenziale, con il suo essere “altro”, un elemento che, più che dividerlo, lo ha reso ancora più universale. Questo viaggio nell’universo picassiano, attraverso le sue opere più celebri e quelle più intime, ci aiuta a comprendere che l’arte di Picasso è il risultato non solo di una genialità straordinaria, ma anche di una continua ricerca di sé in un mondo che non è mai riuscito a integrarlo completamente.
A cura di Charlotte Madeleine Castelli





