Riccardo è un innovatore nel mondo dell’arte e della tecnologia, fondatore del Future Maastricht Museum, un progetto visionario che unisce creatività, imprenditoria e innovazione. Dopo aver studiato alla Maastricht University, ha trasformato la sua passione in un hub internazionale, creando uno spazio in cui artisti, collezionisti e tecnologi possono collaborare liberamente. Determinato a rivoluzionare il settore, Riccardo ha affrontato ostacoli con audacia, sfidando le convenzioni del mercato tradizionale e promuovendo nuovi modelli di mecenatismo. Il suo lavoro si concentra sulla connessione tra arte e tecnologia, esplorando strumenti come blockchain, NFT e AI per ampliare le possibilità creative. Con Future Maastricht, Riccardo continua a plasmare il futuro dell’arte, puntando su un’educazione inclusiva, esperienze immersive e un forte senso di comunità. Tra i suoi progetti più ambiziosi c’è The Heritage – The Light of the Ages, una fusione di storia e innovazione presentata in eventi internazionali. Il suo obiettivo? Creare spazi in cui errore e sperimentazione diventino strumenti per l’apprendimento, l’ispirazione e il progresso.
Riccardo, ci racconti il percorso che l’ha portato a fondare Future Maastricht? Qual è stata la scintilla che ha dato vita a questo progetto?
Future Maastricht Museum è il mio gioiello, un sogno che, dopo anni, diventa realtà. Future nasce dalla mia necessità di trovare uno spazio in cui poter creare liberamente, senza giudizi ma con un supporto critico: un luogo per educare e per imparare a interfacciarmi con coloro che, ogni giorno, plasmano il futuro creando aziende e scrivendo leggi. Con il tempo, è diventato un vero faro per l’arte contemporanea, estendendosi ben oltre la location fisica e gli strumenti acquisiti nel corso degli anni, per permettere a chiunque di sviluppare le proprie idee e per riunire professionisti da tutto il mondo. La scintilla è un fuoco che cresce ogni giorno dentro di me da quando sono bambino, alimentato dalla passione per la conoscenza, l’arte e la tecnologia.
Quali sono stati i principali ostacoli che ha incontrato nel dare forma alla sua visione?
Il più grande ostacolo che abbiamo incontrato è stato trovare un punto d’incontro con la vecchia generazione di galleristi. Persone che, nonostante le stimi profondamente, non riescono a vedere il mondo dell’arte cambiare e non cogliono l’opportunità di dare nuova linfa ad un settore che, per anni, ha visto intere generazioni allontanarsi dai musei. Mi ritengo fortunato ad essere supportato da istituzioni museali che non solo promuovono la ricerca e l’educazione, ma hanno dimostrato un impegno concreto a riportare i giovani a vivere esperienze significative, grazie anche a nuove tecnologie e a progetti come The Heritage, capaci di colmare il divario tra queste generazioni.- Ilnome “Future Maastricht” evoca un’idea di avanguardia e trasformazione.
Cosa rappresenta per lei il concetto di “futuro” nel mondo dell’arte e della creatività?
Futuro per me vuol dire possibilità: non un semplice prolungamento del passato, ma una scatola chiusa che racchiude tutto, pronta a essere realizzata attraverso le scelte e le azioni di ciascun individuo. È un infinito che invita l’uomo a esercitare la propria libertà.
Future Maastricht si colloca in un territorio di confine tra arte, tecnologia e imprenditoria. Qual è il punto d’incontro tra questi mondi apparentemente distanti?
Il nostro impegno risiede nell’analizzare e descrivere i nuovi movimenti emergenti che nascono dall’intersezione tra arte e tecnologia. Crediamo nello sviluppo di un modello sostenibile e vediamo la tecnologia come mezzo per garantire un’equità di accesso alle opportunità su larga scala. Inoltre, riconosciamo come il mondo dell’arte e della tecnologia si stia sempre più intersecando con quello dell’intrattenimento, e come stia emergendo un nuovo stile di mecenatismo guidato da aziende del settore dell’innovazione.
Quali sono i criteri con cui selezionate gli artisti e i creativi con cui collaborare?
I criteri sono numerosi e la selezione è estremamente rigorosa, perché crediamo fermamente nelle idee delle persone e sogniamo un giorno di realizzarle tutte. Ti posso assicurare che non collaboriamo con chi dimostra di non essere professionale o con chi sviluppa progetti a puro fine speculativo. Ad oggi, grazie ai nostri rigidi criteri di selezione e allo scrutinio delle relazioni interpersonali dei nostri collaboratori, possiamo vantare alcuni dei progetti più ambiti nel panorama istituzionale, come The Heritage, che a soli 10 mesi dalla sua ideazione è stata nominata migliore startup della regione tra oltre 100 realtà.
Pensa che oggi il sistema dell’arte abbia bisogno di ripensare il suo modello economico? In che modo Future Maastricht sta contribuendo a questa trasformazione?
È chiaro che il mondo dell’arte da qualche anno sta cambiando radicalmente: la pandemia, senza dubbio, è uno dei fattori che ha accelerato questo processo. Ne è prova il fatto che alcune delle gallerie più importanti al mondo abbiano dovuto ridurre il personale e altre abbiano chiuso, accumulando debiti significativi. Questo evidenzia come la scarsezza di liquidità e l’arrivo di una nuova generazione di collezionisti favoriscano vendite a prezzi inferiori alla media, impedendo a tutte le gallerie di mantenere gli stessi margini e volumi. Personalmente, quando ho avuto l’idea per Future sei anni fa non avevo nulla a mio nome; per me era quindi indispensabile costruire un modello autosostenibile che evitasse sprechi. Dopo numerosi studi e anni di ricerca, per il Future Maastricht Museum abbiamo creato un modello di business che non si basa sulla vendita di opere d’arte, ma su un sistema che stimoli e incentivi lo sviluppo di un nuovo stile di mecenatismo. In questo modo, gli artisti possono sperimentare ed esporre con l’unico fine di creare opere incredibili, riflesso del nostro impegno nell’educare sul rapporto storico tra l’essere umano e la tecnologia. Grazie alla nostra infrastruttura e al network internazionale di gallerie e fiere, riusciamo a essere presenti nelle manifestazioni d’arte più importanti e a far sentire la nostra voce.
Maastricht è conosciuta per eventi di alto profilo come TEFAF. In che modo la città ha influenzato il suo progetto?
Maastricht è il mio Eden, un’oasi nel cuore dell’Europa che, attraverso la sua cultura e la sua dedizione all’innovazione e all’educazione, ogni giorno forma alcune delle menti più brillanti, come quelle che si sviluppano all’interno della Maastricht University – università che ho avuto l’onore di frequentare – e ospita ogni anno la fiera d’arte più importante al mondo, TEFAF evento al quale un giorno sogno di essere invitato. Maastricht ha avuto un impatto fortissimo sulla mia vita: qui, a 19 anni, quando sono scappato da un contesto familiare molto intenso, ho trovato un rifugio sicuro. Maastricht mi ha donato la libertà e la sicurezza necessarie per creare l’ambiente ideale per il mio sviluppo e la mia crescita personale. Inoltre, grazie al supporto della città, che ci ha messo a disposizione 4000 metri quadri di spazi, abbiamo sviluppato un Digital Innovation Hub che racchiude alcune delle startup e aziende che guidano l’innovazione nella regione, oltre alla Fondazione Tessile, a un makerspace e a un hackerspace, dove chiunque può entrare con un’idea e uscire con un prototipo.
Quali sono, secondo lei, le città più vivaci in Europa dal punto di vista dell’arte emergente?
Parigi e Berlino sono le città che fungono da fari per i nuovi movimenti; in particolare, la galleria Artverse si distingue per le sue accattivanti mostre di arte digitale. In Italia, Bologna e Milano sono le città da tenere d’occhio. Un altro gallerista che stimo molto è Simone Risi fondatore di Gea Vision e con cui collaboriamo direttamente,che, grazie alla sua dedizione nel creare spazi per artisti emergenti, ha già lanciato diversi progetti e artisti sul panorama internazionale.
Vede differenze sostanziali tra il mercato dell’arte italiano e quello del Nord Europa?
Quando parliamo di mercato e collezionisti europei, non emergono sostanziali differenze: i collezionisti preferiscono sempre venire in galleria e vedere di persona prima di acquistare. In Italia, come in altri paesi del Mediterraneo, abbiamo una cultura basata sulla trattativa, mentre nel Nord Europa la decisione tende ad essere più netta, o è sì o è no.
In un mondo sempre più digitale, come cambia il modo di fruire l’arte? Crede che i giovani si stiano avvicinando a nuovi formati artistici?
Il bello della tecnologia è che facilità rendere tutto più immersivo, dandoci la possibilità di fruire l’arte attraverso tutti i nostri sensi, le nuove generazioni hanno un approccio molto più diretto con la tecnologia, anche io da nativo digitale ma nato a cavallo dei due millenni, ho vissuto l’esperienza di estendere la mia realtà è la mia identità attraverso internet, con l’avvento di internet tutto è più accessibile. I giovani sono l’unica speranza per il futuro dell’arte perché purtroppo c’è un enorme gap generazionale, ovviamente i giovani sono attratti dalle nuove tecnologie perché sono parte della loro identità e cultura, capendo questo Future Maastricht viene vista come un faro per i nuovi collezioni per imparare la storia dell’arte
Qual è il ruolo della blockchain, NFT e AI nel futuro del mercato dell’arte? Future Maastricht sta esplorando queste tecnologie?
La blockchain è uno strumento finanziario che consente di confermare la veridicità della provenienza di un’opera d’arte attraverso un contratto digitale immutabile. L’NFT permette pagamenti in valute digitali, semplificando il processo di monetizzazione e rendendo indipendenti gallerie, artisti e collezionisti da piattaforme terze che rubano e rivendono dati e immagini. Sicuramente, si tratta di uno strumento dalle tante potenzialità, anche se non applicabile a tutti i contesti. Mi fa sempre sorridere parlare di AI: sembra tutto assurdo, perché la tecnologia è veramente all’avanguardia, ma per ora si discute di programmi computer glorificati a macchine senzienti. Sono il primo a promuovere l’uso di certi strumenti, perché facilitano il lavoro e riducono le tempistiche di creazione, ma non possono sostituirsi alla creatività umana, almeno per ora.
Cosa può fare un’istituzione culturale per coinvolgere un pubblico sempre più ampio e diversificato?
Le istituzioni devono diventare laboratori aperti, capaci di unire tradizione e innovazione per creare esperienze immersive. È necessario che esse abbraccino le nuove tecnologie e le utilizzino per riscoprire la forza delle narrazioni storiche e locali, favorendo il dialogo e accogliendo la diversità di linguaggi e culture..
Quali sono i progetti più ambiziosi su cui sta lavorando attualmente Future Maastricht?
Stiamo preparando con cura la nostra partecipazione ad Art Dubai 2025, con The Heritage – The Light of the Ages, una startup, fondata da Gleb Remmennik e Vadim Baliakin, che rappresenta l’apice dell’unione tra arte e tecnologia. La collezione “The Light of the Ages” costituisce un percorso che connette il patrimonio artistico storico con le prospettive contemporanee. Grazie al lavoro appassionato di Margherita Allievi e di Charlotte Madeline Castelli, il progetto si configura come un laboratorio creativo in grado di rivelare le radici profonde dell’arte, reinterpretandole in chiave moderna e offrendo nuove narrazioni visive.
Immaginiamo di proiettarci tra dieci anni: come vede l’evoluzione del suo progetto e il suo impatto sulla scena artistica internazionale?
Questa è una domanda che mi pongo spesso, ma a cui, per ora, non riesco a dare una definizione chiara. Quando ho iniziato sei anni fa non mi sarei mai aspettato di avere un impatto così significativo sulla mia comunità e di riuscire a facilitare e mobilitare così tanti progetti e persone. Penso che la vera forza di Future risieda nella sua versatilità e nella capacità di adattarsi al cambiamento. Tra dieci anni il palazzo in cui siamo potrebbe non esistere più (letteralmente), ma le persone all’interno della nostra comunità continueranno a sostenerci e noi a sostenere loro. Stiamo promuovendo un modello di collaborazione, e non di competizione, che permette a ogni individuo di formarsi, di creare la propria identità – qualunque essa sia – e di costruire un network di persone in grado di supportarlo, rendendolo così indipendente nella propria attività.
Se dovesse dare un consiglio a un giovane che vuole innovare il mondo dell’arte oggi, quale sarebbe?
Per primo ho subito l’esperienza di essere considerato troppo giovane o troppo inesperto, l’unica soluzione è studiare, sperimentare, non temere il rifiuto e il confronto con il mercato, analizzare la montagna di dati disponibili e usarli a proprio vantaggio. In questo contesto, innovare significa riscrivere le regole, ovvero studiare i paradigmi esistenti e sfidarli con coraggio, senza perdere di vista le proprie radici culturali.
Se potesse collaborare con un artista, vivente o del passato, chi sceglierebbe e perché?
Senza dubbio, Leonardo da Vinci, avendo vissuto a Milano ho avuto più volte l’onore di crescere e visitare i luoghi della sua vita, rappresenta per me l’incarnazione dell’innovazione che riscrive le regole, unendo arte, scienza e tecnologia in modo così sublime da continuare a ispirare chiunque desideri rompere i confini dell’impossibile. Scegliere Leonardo da Vinci per me significa abbattere le barriere tra le discipline e aprire infinite possibilità.
In una frase, come descriverebbe la sua missione con Future Maastricht?
La missione di Future è creare spazi che trasformino ogni errore in opportunità per imparare, connettere e innovare, fondendo arte, le tecnologie più avanzate e promuovendo l’imprenditorialità, per lasciare un segno e ispirare le nuove generazioni.
Intervista curata da Charlotte Madeleine Castelli



