Sara è una storica dell’arte nata a Barga nell’anno di Nevermind dei Nirvana. La sua curiosità l’ha portata prima a Pisa, poi a Bologna, città in cui ha trovato un proprio equilibrio, seppur precario. Dopo una laurea in Lingue conseguita a Pisa, ha intrapreso un percorso di studi dedicato interamente all’arte, culminato con un diploma post laurea presso la Scuola di Specializzazione in Beni Storico-artistici. Si definisce “instancabile”, un aggettivo che descrive bene la sua incessante voglia di scoprire il mondo. Dopo la terza laurea, ha iniziato a scrivere articoli a tema artistico per blog e riviste, comprendendo che quella sarebbe dovuta diventare la sua strada. Attualmente collabora attivamente con due giornali, uno con sede a Bologna e uno a Milano, e realizza lezioni d’arte per i soci del Circolo dell’Università di Bologna, un progetto a cui è particolarmente legata e con cui lavora dal 2023. Nel 2024 ha deciso di ampliare ulteriormente le sue competenze, specializzandosi nella digitalizzazione del patrimonio culturale. Dall’estate del 2023, inoltre, collabora con un artista, occupandosi dell’archiviazione digitale delle sue opere. Convinta che l’arte sia una vocazione più che un lavoro, crede fermamente nel suo potere taumaturgico. Per questo motivo, ha recentemente aperto un profilo Instagram dedicato all’arte e alla sua scoperta, con l’intento di condividere e trasmettere le stesse emozioni che l’arte le regala ogni giorno.
Cos’è per te l’arte?
Ho sempre considerato l’arte come una vera e propria vocazione, un richiamo irresistibile e costante che mi attira fin da quando ero piccola e che non sono mai riuscita a ignorare.
Qual è stato il momento in cui hai capito che l’arte sarebbe stata il tuo percorso?
In un certo senso, credo di averlo sempre saputo. Mi ricordo quando da bambina, con mia mamma, sfogliavamo i libri dedicati a Claude Monet e ai pittori impressionisti per ore perché amavo i colori. Alle scuole medie e superiori, la mia materia preferita è sempre stata storia dell’arte e la mia tesi di maturità, è stato un approfondimento sul tema del bacio e dell’amore nella storia dell’arte. In qualche modo, l’arte mi ha sempre accompagnata ed ha influenzato ogni mia scelta.
C’è un’opera o un periodo artistico che ti affascina particolarmente? Perché?
Mentre mi preparavo per la prova di accesso alla magistrale di Arti Visive, ho avuto una sorta di folgorazione con le opere di Marcel Duchamp e la corrente del Dadaismo. Per la storia dell’arte, Duchamp rappresenta un punto di svolta fondamentale e dalla sua ricerca, hanno avuto origine tutti i movimenti avanguardisti del Novecento e oltre. Sono sempre stata più sensibile alla storia dell’arte contemporanea perché trovo che sia più criptica e meno immediata di un’opera moderna e per essere compresa impone un, seppur minimo, sforzo mentale. Se dovessi scegliere un’opera che mi affascina particolarmente, probabilmente sarebbe Fountain, non tanto per la sua bellezza, quanto per il suo significato intrinseco.
Come è nata la tua passione per la scrittura e come si lega alla tua attività di storica dell’arte?
Fin da piccola, ho sempre letto molto e questo a mio parere, mi ha aiutata. La passione per la scrittura è nata quasi per caso, quando nel 2019 ho iniziato a scrivere recensioni di mostre e focus su artisti o periodi storici per il blog di alcuni amici. Piacendomi molto, ho deciso di mettermi in gioco e ho iniziato a collaborare con altre realtà, come la testata giornalistica del Circolo Università di Bologna.
Qual è la sfida più grande che hai affrontato nella tua carriera fino ad ora?
Da operatrice culturale, affronto sfide ogni giorno. Nella società contemporanea, penso che il lavoro nell’ambito della cultura sia ancora intriso di preconcetti e molte volte, gli storici dell’arte non vengono presi sul serio. Il problema più grave è che la nostra professione sia considerata ancora alla stregua di un hobby, una passione, non un vero lavoro. Per questo motivo, troppo spesso ci troviamo a fare il nostro lavoro gratuitamente o pagati pochissimo, pur di riuscire a fare quello per cui abbiamo studiato o qualcosa che sia anche solo simile.
C’è un artista o un movimento che ha influenzato il tuo modo di vedere e raccontare l’arte?
Più che un artista o una corrente in particolare, credo che sia una stata un’attitudine ad influenzare il mio modo di vedere e raccontare l’arte. Mi piace molto scovare paralleli e similitudini tra movimenti artistici che dal passato, arrivano ad influenzare il presente. Credo che non si possa comprendere a pieno la storia dell’arte contemporanea se non si conosce l’antico e mi piace molto quando questi due mondi si incontrano e si scontrano. Dal loro accostamento, nascono sempre visioni fresche e nuove, che aprono la strada a modalità fino a quel momento non prese in considerazione.
In che modo credi che la digitalizzazione possa trasformare il modo in cui fruiamo l’arte?
Sono convinta che non si possa prescindere dai nuovi media nella società di oggi. Ci sono ancora troppi pregiudizi sul mondo digitale, che riguardano soprattutto i social media e la loro potenzialità di divulgare l’arte. Io credo che i social, se usati con consapevolezza, possano essere dei validissimi alleati per una nuova modalità di fruizione, sicuramente meno elitaria e più all’avanguardia.
Quali sono i tuoi obiettivi futuri nel mondo dell’arte e della divulgazione?
Mi piacerebbe molto diventare giornalista, per continuare a scrivere di arte, e guida turistica, perché amo parlare di arte e perché trovo che il rapporto con l’altro mi arricchisca sempre.
Cosa speri di trasmettere attraverso il tuo profilo Instagram dedicato all’arte?
Spero di poter raggiungere tante persone, soprattutto i non appassionati e riuscire a far cambiare loro idea sull’arte. La mia soddisfazione più grande è quando mi viene detto da una persona che non si intende di arte, di averla comunque compresa e apprezzata grazie alle mie parole. Questo mi riempie davvero il cuore di soddisfazione e mi motiva a cercare di fare sempre meglio. Vorrei che, gradualmente, si cambiasse il punto di vista e che l’arte non venisse più considerata elitaria, respingente o complicata, perché è di tutti, e tutti sono in grado di comprenderla.
Hai mai pensato di cimentarti nella creazione artistica, oltre alla critica e alla divulgazione?
Alle scuole medie ero abbastanza brava a disegnare a matita e dipingere con gli acquerelli ma il mio livello si è fermato lì. Penso di essere più portata a parlare di arte che a realizzarla.
Se potessi scegliere un’opera d’arte da avere davanti a te ogni giorno, quale sarebbe e perché?
Ce ne sarebbero tantissime ma se ne dovessi sceglierne soltanto una, probabilmente sarebbe la versione de L’impero della luce di René Magritte conservata alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. Trovo che sia un’opera meravigliosa per la carica di tensione che porta con sé e per l’aura di mistero impossibile da svelare che la avvolge.




