Nel confine sottile tra disciplina e abbandono, tra carne e spirito, tra sacro e profano, nasce il mondo di Vittoria Hell (classe 1995). Educatrice, consulente e artista della sessualità alternativa, Vittoria esplora il corpo come strumento di espressione, il desiderio come linguaggio, e il rituale come mezzo per riconnettersi con se stessi. Da oltre dieci anni pratica sessualità alternativa, cinque dei quali vissuti nel ruolo di Domina, affinando la sua arte attraverso la guida, il controllo e il gioco delle dinamiche di potere. Il suo percorso l’ha portata a essere Dungeon Master e Manager dell’HEL Dungeon in Lettonia per tre anni, esperienza che le ha permesso di immergersi nel cuore pulsante della comunità kinky, affinando la sua capacità di creare spazi (più) sicuri di esplorazione e trasformazione. Oggi, continua il suo percorso accademico presso l’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica, espandendo il suo sapere e integrando una visione sempre più completa del desiderio e delle relazioni umane. Ma il lavoro di Vittoria Hell va ben oltre la teoria. Attraverso Instagram e TikTok, diffonde conoscenza, spezza tabù e porta la sessualità alternativa alla luce, liberandola dagli stereotipi e dall’incomprensione. La sua missione, tuttavia, si manifesta nella realtà tangibile degli eventi e dei workshop che organizza, sia online che in presenza. Qui, il corpo si fa strumento di esplorazione, la mente si apre al piacere della vulnerabilità e lo spazio diventa un rifugio per chi vuole riscoprire sé stesso senza paura. Oltre alle consulenze individuali e di coppia, Vittoria ha dato vita a The Freyja Project, un’esperienza immersiva che fonde pratiche kinky, lavoro somatico, mindfulness, meditazione e arte, con l’obiettivo di offrire alle donne uno spazio sacro in cui esprimere il proprio desiderio e riconnettersi con il proprio corpo. Qui, il piacere non è solo erotismo, ma anche liberazione, connessione e crescita interiore. Vittoria Hell è anche una performer dal vivo, portando il mondo kinky in scena come un linguaggio artistico e rituale. Attraverso corde, tempere, corpi e giochi di luce e ombra, le sue performance diventano narrazioni corporee di potere, resa e trasformazione. Il suo è un mix di pratiche meditative, sessualità e lavoro somatico con il corpo, un’arte che trascende il confine tra eros e spiritualità, tra il visibile e l’invisibile. Ogni suo evento, ogni sua parola e ogni suo gesto sono un invito ad abitare il proprio corpo in modo autentico, a esplorare il desiderio senza paura, a danzare tra controllo e abbandono. Perché, come insegna Vittoria, la vera libertà nasce nel momento in cui ci permettiamo di essere visti, fragili e forti, umani e divini.
Raccontaci qualcosa in più di te, parlaci del tuo mondo e dicci quando è iniziato il tuo percorso artistico.
Il mio mondo è fatto di esplorazione e trasformazione, ma anche di consenso, negoziazione e cura dell’altro. La mia ricerca artistica è iniziata molto prima di entrare nel mondo della sessualità alternativa: affonda le radici nel teatro, nella pittura, nel canto e nell’impact improv. Ho sempre cercato modi per esprimere e incarnare l’intensità delle emozioni, per creare spazi in cui il corpo potesse raccontare storie autentiche. Il BDSM è arrivato come un’estensione naturale di tutto questo, come una lingua ancestrale che ha dato voce ai miei desideri e alla mia visione artistica.
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la tua arte e la tua esplorazione personale potevano diventare anche un messaggio per gli altri?
Quando ho iniziato a condividere la mia esperienza, ho visto negli occhi delle persone un misto di curiosità, paura e sollievo. Era come se stessero aspettando il permesso di esplorare parti di sé che fino a quel momento erano rimaste nell’ombra. Ho capito che il mio viaggio non riguardava solo me, ma poteva essere una chiave per chi cercava uno spazio sicuro per esprimersi.
In che modo la tua formazione in sessuologia ha cambiato o approfondito il tuo approccio artistico e performativo?
La sessuologia mi ha dato strumenti, parole e una visione più ampia. Ho sempre lavorato con l’istinto e con l’ascolto del corpo, ma la conoscenza scientifica mi ha permesso di comprendere meglio la complessità del desiderio, del trauma, della costruzione dell’identità erotica. Ha reso il mio lavoro ancora più consapevole e stratificato.
Le tue performance sono più spettacolo o più rituale? Oppure le due cose si fondono senza distinzione?
Sono entrambi e nessuno dei due. Non c’è una distinzione netta tra il teatro e il rito, perché ogni mia esibizione è un’esperienza immersiva in cui chi assiste non è mai solo spettatore. Quando performo, creo uno spazio sospeso, un luogo in cui si può sentire, lasciarsi toccare interiormente, riconoscersi. Per me il rituale è spettacolo, e lo spettacolo è rituale.
Come rispondi a chi vede il mondo kinky solo come una semplice trasgressione e non ne coglie la profondità?
Gli direi che la sessualità è sempre più profonda di quanto vogliamo ammettere. Esplorare il mondo kinky non è solo una fuga dalla norma, ma un viaggio dentro di sé. È un modo per conoscere i propri desideri, per negoziare confini, per scoprire la propria vulnerabilità e il proprio potere. Chi lo vede solo come trasgressione sta guardando la superficie di un oceano.
Qual è stata la reazione più forte o inaspettata che hai ricevuto da qualcuno che ha partecipato ai tuoi eventi o workshop?
Una persona una volta mi ha detto: “Non pensavo di poter essere così libera senza avere paura.” Quella frase mi ha colpita, perché il mio lavoro è proprio questo: creare spazi in cui si possa essere autentici, in cui la paura si scioglie nel piacere di essere visti davvero.
Nel “The Freyja Project”, quale aspetto sorprende di più le persone che partecipano?
Il fatto che il desiderio non sia solo sesso, ma anche connessione, potere, creatività, cura. Molte persone arrivano con un’idea limitata di cosa significhi esplorare il proprio piacere e scoprono invece un universo in cui il corpo è sacro, in cui la vulnerabilità è forza, in cui il piacere può essere meditazione.
C’è un’opera, un libro o un’esperienza che ha avuto un impatto decisivo sul tuo percorso artistico e personale?
Il Butoh, la danza della metamorfosi. Ho studiato il Butoh anni fa ed è stato come riconoscermi in qualcosa che sapevo già, ma che non avevo ancora incontrato. È una danza che nasce dall’interno, dal corpo che si contorce per raccontare ciò che la mente non sa dire. Questa estetica della trasformazione, della presenza totale, ha influenzato profondamente il mio modo di performare e di vivere il BDSM come un’arte.
Come immagini il futuro della sessualità alternativa nella società? Cosa speri che cambi nei prossimi anni?
Spero che il futuro sia meno giudicante e più curioso. Che si parli di sesso senza paura, che ci sia più educazione al consenso e al piacere, che le persone possano esplorare se stesse senza vergogna. Vorrei un mondo in cui la sessualità alternativa non sia più considerata “alternativa”, ma semplicemente una delle tante possibili espressioni della libertà umana.
Descriviti in tre parole.
Trasformatrice. Guardiana. Selvaggia.





